Io, lui. E Irene. “Those damn eyes”

Tag

,

Capitolo 23.

Mi infilai in doccia per tentare di lavarmi anche i pensieri.
Certe cose, anche dopo millemila Km, non sono facili da dimenticare 🙂
Le sensazioni, gli odori e I sapori sono incancellabili.
Quell’attimo prima del nostro bacio, si è fermato il tempo. O l’hai fermato tu.
Ballavamo lenti, vicini.
Ma erano ancor più vicini I pensieri e le intenzioni.
Mi hai sfiorato gli orecchini, quasi a volerli vedere meglio.
Quel mio scatto ti fece capire quanto io fossi dipendente da te.

L’attimo prima di un bacio ha dentro un uragano.
Perchè I pensieri iniziano ad avvicinarsi, a smescherarsi.

Quelle che erano fantasie credute irrealizzabili diventano possibili.
Restammo a cinque centimetri per un’ infinità.

In quei respiri mischiati ci dicemmo tutto quello che era nato tra di noi in questi mesi.
E forse tutto quello che avremmo voluto far nascere.
Io riuscii a farti respirare che cosa succede ai miei battiti ogni volta che ti vedo.
Ed io nel tuo sguardo basso respirai la tua timidezza e la tua passione.

Il primo bacio rompe per sempre gli argini, i confini.
Quegli sguardi “non detti” non torneranno più.
Saranno ormai sguardi di “ti ricordi quando…”
Nulla potrà mai più essere come prima.

Quella pioggia ha provato ad interporsi tra di noi.
Ed io volevo soltando concentrarmi a capire che buono fosse il sapore di noi due.
E’ inutile appoggiare strette le mani sugli occhi.
Certe sensazioni sono dentro, conficcate.

Mi piace come mi hai accarezzato I capelli, quando me li hai sciolti.
E mi piace quando, in quei corpi avvinghiati, mi hai spostato quell ciuffo dalla fronte, per guardarmi meglio.
Perchè volevi uccidermi, tutta.
Mi piace quando sorridevi, ogni volta.
Mi piace tutto quello che mi hai detto, in tutte quelle ore di silenzio.

La passione tra di noi è stata dentro ogni parola, ogni gesto, di questi mesi.
Quello che può esplodere in due corpi che si mescolano ha un sapore diverso quando questi sono legati da affinità, alchimia.

Non riesco a pensare a tutte le volte in cui quella note ci appoggiammo la fronte l’un l’altro per catturare il momento.

Non avrebbe mai avuto questo sapore, se io non fosi stata inamorata di te.
Lo so.
La passione, da sola, è insapore.
E’ solo calda, ma è sabbia asciutta.
Non può fare da collante.

Noi ci siamo incatenati ad ogni sguardo.
Il sesso è per tutti.
Il sesso possono farlo tutti.
E’ un incontro fra due corpi, un incontro “a prendere”.
Somiglia ad un tecnicismo.
E’ come aprire la porta di casa, chiudere il frigo, salire in macchina, fare le scale.
Non c’è testa, non c’è nulla.
Si può fare bene, certo!
Con accuratezza ed esperienza.
E’ un’azione, fare sesso è un’azione, piacevole appagante, liberatoria.

Noi non abbiamo fatto del sesso, quella note.
We made love.
Non è stato un amore “a prendere”, ma un amore “a dare”.
Lo so perchè quello che è rimasto ha riempito vuoti, colmato fame, sete, sonno.

Io, dopo aver fatto l’amore con te, lo accetto.
Accetto di essere qui, a rassegnarmi.
Accetto il mio amore per te, tutto.
Accetto di essere inamorata di te, più di ieri, più di un mese fa.
Accetto di amare tutto di te.
Perchè prima di fare l’amore con te, non avrei potuto amarti così.
E ho provato a scappare da te, da me e da questo amore.
E sai che cosa ti vorrei dire?
Che dall’amore non si scappa.
Non si può.
Mi piace il modo in cui riesco ad amarti.

Io sono inamorata di te.
E questo mi basta.

Occhi, quei maledetti occhi mi fottevano sempre.
Ci facevo l’amore solo a guardarli.

(Charles Bukowski)

 

Io, lui. E Irene. “Back Home”.

Capitolo 22.

Quando aprii la porta di casa…capii che Casa è dove stai bene.
Parigi era stata la mia Casa.
Il Caffè di Amsterdam era stata la mia casa.

Sullo svuota-tasche dell’ingresso, un post-it rosa a ricordarmi che le lontananze non allontanano, ma avvicinano.

Scusami se l’ho fatto, amica mia.
Ma so che ora sei pronta.
La casa è tutta per te.

Jen
ps: Il caffè è finito!

L’amicizia è quell qualcosa che sa di che cosa hai bisogno senza che tu debba chiedere.
Io avevo bisogno di stare da sola.
Avevo bisogno di stare bene anche lì, da dove ero partita.
Ero partita in un giorno di pioggia. Piena di domande.
E in un giorno di pioggia sono tornata. Senza risposte. Ma senza più domande.

Entrai in camera mia.
Appese, sparse, attaccate a fili colorati fissati al soffitto, c’erano le nostre foto.
Si muovevano, attaccate a quei fili, come in una danza.
C’era anche quella buffa, con i cappellini al contrario, che ci fece quel signore pazzo, a Little Venice.
E ci sono io con le mani davanti agli occhi sulla ruota panoramica.
Perchè solo io posso pestare i piedi per soffrire poi di vertigini.
Meno male che, come sempre, ci hai pensato tu.
Hai pensato a tutto.

Non c’è un momento preciso che spacchi in due la vita tra quando non sei pronta e quando lo diventi.
Un giorno ti svegli e…e lo sei.
E basta.

Sometimes in life you feel the fight is over (over)
And it seems as though the writing’s on the wall
Superstar, you finally made it
But once your picture becomes tainted
It’s what they call
The rise and fall

I always said that I was gonna make it
Now it’s plain for everyone to see
But this game I’m in don’t take no prisoners
Just casualties

I know that everything is gonna change
Even the friends I knew before me go
But this dream is the life I’ve been searching for
Started believing that I was the greatest
My life was never gonna be the same

Quando sono tornato a casa, mi sono sentito confuso.
Non di me.
Io sono sempre stato sicuro di me stesso, delle mie scelte.
Avevo organizzato quell viaggio perchè a me piaceva molto la sua compagnia.
Io stavo bene perchè lei mi faceva stare bene.
Lei era sempre qualcosa di colorato, di bello, su cui contare.

Ma non ho mai pensato di lasciare tutto per ricominciare con lei.
Io ero innamorato e, forse, sapevo che anche lei lo era.
Si, si può essere innamorati di una donna ed essere coinvolti da un’altra.
Io lo ero.
Ho provato tanti sensi di colpa, perchè è così quando ti lasci andare.
Ma se non mi fossi lasciato andare, sarei rimasto…incomplete.
It was not a just a physical drive, but a strong alchemy between us.

Vederla piange mi ha spaccato il cuore in due.
Ma quando continuava a chiedermi: Are you going to marry another woman, Tom? era il suo, di cuore, che faceva così rumore. Ad ogni suo incalzare, sentivo i frammenti cadere.
L’ho lasciata andare per impotenza.
Lei sapeva che nulla avrebbe cambiato, quell viaggio.
Lo sapeva.
E mi ha lasciato andare.
He did It for me.

Stavo tremando, quando decisi di aprirlo.
Sarebbe stato come entrare nella sua testa, nel suo cuore.
Quella testa e quell cuore che, in fondo, lei non mi negò mai.
Ma io volevo soltanto capire.
Avevo sottovalutato, consapevolmente, quello che lei provava per me.
E lo avevo fatto per proteggermi.
Sono un uomo.
E forse ho sbagliato.
Ma quella notte, la notte prima di partire, dopo un mese di silenzio, decisi di provare a capire qualcosa di quella fantastica ragazza misteriosa che, per motivi altrettando misteriosi, si era inamorata di me.
La playlist a farmi compagnia.
La sveglia puntata.

Venerdi 1 dicembre.
Caro diario….

I found a love for me
Darling just dive right in
And follow my lead
Well I found a girl beautiful and sweet
I never knew you were the someone waiting for me
‘Cause we were just kids when we fell in love

Not knowing what it was
I will not give you up this time
But darling, just kiss me slow, your heart is all I own
And in your eyes you’re holding mine

Baby, I’m dancing in the dark with you between my arms
Barefoot on the grass, listening to our favorite song
When you said you looked a mess, I whispered underneath my breath
But you heard it, darling, you look perfect tonight

Io, lui. E Irene. “I can fly”.

Capitolo 21.

“Ho dei ricordi sfocati di quel giorno.
Ricordo poco le azioni.
Molto di più le sensazioni.

La pioggia era forte e forse aveva contribuito alla mia fuga.
Sono scappata per amore.
Non per proteggere me. Io avevo abbattuto ogni mia difesa in quell primo Ciao. 🙂
Sono scappata per proteggere lui.
Perchè di uomini ne ho incontrati pochi,
Mentre di stronzi…beh, di stronzi, tanti.

Magari mi stavo sbagliando io.
Ma ne ero certa. Ero certa delle sue intenzioni.
Che non erano cattive intenzioni.
E questo credo faccia tutta la differenza del mondo.

Ero arrabbiata con me, non con lui.
Non per il viaggio.
Non per il bacio e la note, bellissima, passata insieme.
Ero arrabbiata perchè non puoi gridare rabbiosamente in faccia ad una persona che sei innamorata.
Passiamo una vta intera ad urlarci in faccia le cose più orribili.
E non troviamo mai il modo di dirci Ti amo, Ti voglio bene.

Ero arrabbiata con me, quell giorno.
Non con lui.
Io sapevo come sarebbe andata, sapevo come sarebbero andate le cose.
Non perchè fossi saccente o un’indovina.
Semplicemente perchè era così che dovevano andare.

Sotto quel diluvio, scaricata di tutto quell’amore, decisi, più o meno consapevolmente, che era tempo di partire.

Da Londra, all’alba, presi il primo volo per Amsterdam.

Dovevo ricominciare.
O forse cominciare davvero.
Il mio fu una specie di MANGIA, PREGA, AMA.

Ad Amsterdam mi rifugiai nella follia, nell’oblio.
Nella mia, di follia.
Incontrai un sacco di persone. E lo feci anche intimamente.
Pedalai tantissimo e capii che la mia parte più bella era quella folle, a tratti geniale.
Dovevo imparare non a dominarla, ma a coccolarla.

Ero pronta per Berlino.
Lì cercai di capire come si fa ad abbattere muri, pregiudizi.
Feci immersioni in arte, cultura e tanto cibo di strada.
Lì decisi di dare rigore alla scrittura, di rispettare personaggi, trama, tempi, capitoli, battute. Idee.
Decisi di rispettare le idee e le regole che mi sarei data.

L’ultima tappa, forse più importante fu quella di Parigi.
Camminai come non avevo mai fatto prima.
Da sola.
Un bagaglio di ricordi che dovevo imparare a gestire, non a sotterrare in un baule.
Scrissi una cartolina al giorno.
Forse anche più di una,
A Parigi, dietro quelle atmosfere romanticamente snob, cercai lo stile, la musica che avrebbe accompagnato ogni pagina, ogni parola.
Sarebbe stato uno stile leggero, delicato, caratteristico, che mi somigliasse e mi appartenesse.
Come quei bistrot nei vicoli, colorati, con la musica che si sente da lontano.
Qui ci furono quelle carezze leggere, malinconiche di chi sa che non si rivedrà più.
E gli va bene così.

Avevo imparato a volare.
Da sola.
Furono tre settimane folli. Uniche.
Sei pronta per tornare solo quando non sei più in grado di riconoscerti.

Mi sentivo forte.
Mi sentivo pronta.
Anche per un altro diluvio.
L’ennesimo, senza ombrello.

Io, lui. E Irene. “When the rain did not stop falling”.

Capitolo 20.

Credo di averle lasciato un centinaio (si dice così? Un Centinaio?) di messaggi in segreteria.

Holly, please, recall me.

Holly, where are you?

Holly, I’m worried, can you call me back?

Holly…I’m sorry.
I’m sorry about everything.

It’s Tuesday. And you’re not there.
The snacks ‘ distributor is broken.

I’m home.
I hope you’re okay.

I passed the exam.
And I know you probably you don’t care …but I wanted to tell you.

I didn’t make gasoline.
I have not made gasoline and so today, as you say, I feel the excitement of the subway!
I know you’re laughing imagining me lost in the subway…I hope you’re laughing.

It’s been three days since I’ve been eating carbohydrates…
and I’m very sad.

Hello. It’s Tuesday again.
And you’re not there.
And you don’t answer me.
Never.

Hello. There was a girl who looks like you, on the subway.
But it wasn’t you.
I decided that for a while I will take the subway… There are a lot of nice people here.

Holly, I don’t have an excuse to call you.
I miss you.

I did print some pictures we made in London…
You’re… beautiful.

Holly I feel like a stupid man talking to your voicemail.
And yet I am continuing to do that.
Please… When you listen to this message or one of the others I left you…. call me back.

Non potevo più aspettare.
Non potevo più stare senza sapere nulla di lei, di come stava..

“Si, chi è?”
“I’m…. I’m Tom. I was looking for Holly.

“Ah….Ehm…Holly is not here “.
“Please… can I come upstairs for a sec?”

“Come”.

“Hi…I’m Tom…I don’t know if you Know my name…I’m…”

“First of all…I’m sorry…My English is not…fluent like my hair and it is not as bright as my teeth….”

“Oh…oh You’re good…You’re good! Certainly more good than me that I know almost no word in Italian…”

“Fantastic. I’m Jen, Holly’s roommate.”

“Tom. And I know lots of things about you”.

“I hardly know anything about you Tom… But I want to show you something before you tell me why you’re here.
Follow me.”

Entrai nella sua stanza.
Era…Era come Holly.
Colorata, strana.
Bellissima.
Accanto alla parete del letto c’era una piccolo foto appesa proprio accanto al cuscino.
Era…era una mia fotografia.
Ero chinato su un libro. Come sempre.
Si vede la custodia della mia chitarra.
Credo, anzi, ne sono certo, me l’abbia scattata di nascosto..prima che ci conoscessimo.

“Her secret Diary.”

“Does she have a secret diary?
I had to imagine… she writes all the time. She writes everything.”

And…That’s…”

“Yes, It’s your photograph.”

“I’d say we’ve seen enough.
I wanted you to see her room before you tell me anything.
Because I hope what you have to tell me is respectful of what you’ve seen.
Let’s go to the living…You want a drink?”

“Jen…where’s Holly?
I’m worried…I haven’t seen her and I haven’t heard her since…”

“Since that day.
You gotta tell me something, Tom?”

“I wish you could give her these pictures.
These are the pictures we took in London. I tried to call her…but she never called me back.
I’ve been trying to call you more than a month.
And I understand that. And I should have come here before…but I didn’t make it.
I’ll leave tomorrow.
I have to because on Saturday I will…I don’t know if you…”

“You get married”.

“Yes. I get married. On Saturday.
I’m sorry if I wasted your time Jen…
When you see her…”

“Tell me.”

“Forget It”.

“Ok. Have…Have a nice trip, Tom”.

“Sure. I’ll do it.”

“No elevator?”

“No…Walk…It’s better”.

“Giovanotto!
Anche lei abita qui?
E’ venuto a trovare qualcuno?”

“Oh…I’m sorry madam…I don’t speak Italian….so…”

“Che disdetta…sta diluviando ed io…io non ho l’ombrello!!!
Come faccio ad andare a fare la spesa?”

“Oh…I cannot understand Madam…I’m so sorry….do you need something?
Oh….the umbrella? You need an umbrella?”

“Si si…oh ma lei ne ha uno solo…non importa giovanotto…”

“Please, take mine! I don’t need…
In London it always rains…I’m used to.”

“Sei un caro ragazzo, giovanotto…grazie.
Ciao e…buona fortuna!”

“Oh… BUONA FORTUNA…I’ve heard this…BUONA FORTUNA….so…GRAZI, MADAM!”

“Bravo giovanotto!!! Hai visto come impair in fretta? 🙂
Si dice GRAZIE, SIGNORA!”

“GRAZIE, SI-GNO-RA!”

“Grazie a te, giovanotto.

Abbi cura di te”.

 

 

Io, lui. E Irene. “E tu”.

Capitolo 19.

“So…now, I think you should go.
And let me go.”

“I don’t want to let you go!”

“Now it doesn’t matter what you want or what you do not want.”

“Holly…..”

“What? What?”

Restammo a guardarci nel silenzio.
Lo vidi abbassare lo sguardo.
Lo vidi ferito.
Quello che l’amore può fare è questo.

“Holly, please…do not hate me…please”.

In quell’istante dovevo provare a me, e solo a me, se tutto questo avrebbe avuto la forza di restare in piedi.
O di crollare.

“I’m not asking you to let me go because I hate you.”

<Se ne stava lì, sotto il diluvio.
Era bellissima.
Piangeva e, a tratti, sembrava mi sorridesse con quel suo modo buffo di farlo.
Sembrava volesse proteggermi, anche da me stesso, dai miei sensi di colpa.
Lei ha Saputo capirmi, da subito.
E capì che ero divorato dai sensi di colpa.
Per la mia compagna.
Per me stesso.
E per lei.

Lei era quasi una sconosciuta, se pensiamo a quanto possono essere lunghi certi rapporti.
Eppure sapeva capirmi, sempre.

Me la ricordo in maniera nitida, quella sera.
Sembrava un sogno, credimi.
Le regalai quell’abito perchè sapevo che, dietro tutti quei No, Non importa, A me queste cose non interessano, c’era tanta voglia di viverle, invece.
Sapevo che avrebbe scelto quegli orecchini non perchè sono un seduttore.
Ma perchè stavo imparando a conoscerla.
Forse non sapevo quante volte si rigirava nel letto mentre dormiva, ma sapevo che adorava le cose semplici, ma ricercate, pensate.
Sapevo che odiava il formaggio e adorava il fritto, con salse e sensi di colpa.
Sapevo che si vergognava a ballare, ma che avrebbe voluto farlo.
Sapevo che c’era qualcosa tra di noi. E forse non ne conoscevo il peso.
Ma quello che sapevo è che volevo renderla felice.
Non volevo sedurla. Volevo vederla felice.

Se ero innamorato?
Della mia compagna, si.
Non ero innamorato di lei…posso quasi dirlo con certezza.
Avevo scelto, nonostante Holly, di andare avanti con la mia scelta, non perchè non potessi tornare indietro.
Semplicemente…non volevo.
Sono un uomo e quindi mi arrendo alla mia natura contraddittoria.

Le dissi che quella notte non avrei voluto che finisse mai.
E fu lì che lei capì.
E in quel momento, nonostante fossimo fisicamente più uniti che mai, seniti che se ne stave andando via, come mai prima.
Lo vidi dagli occhi.

Mi guardava sotto quel diluvio.
E mi urlava di fatto il suo amore, dietro quelle domande e quelle richieste di lasciarla stare.
Voleva vedermi correre da lei, credo.
Ma certo che voleva.
Una donna innamorata, una donna come lei, non stave scappando.
Mi stave aspettando.

Ed io non ebbi la forza di risponderle nulla.
Perchè non avrei saputo cosa dirle.
Ero innamorato di un’altra donna che avrei sposato.

Per lei provavo qualcosa di bello e, se vogliamo, di “puro”.
Perchè tra di noi c’è stata una alchimia, un feeling e…si, anche un’attrazione.

Ma non era abbastanza.

Stava lì, ferma, a guardarmi.
Era sfinita.
aveva dato tutto. Mi aveva dato tutto.
Ed io, in qualche modo, l’avrei lasciata sola.
Vuota.

La pensai. Certo che la pensai.
Pensavo al suo sorriso, ai suoi occhi buffi.
Pensavo al suo modo di guardarmi,
Pensavo a come mi sentivo quando stavamo insieme.
Pensavo a quando la baciai, perchè era ancora meglio di come l’avevo immaginato.
Quando la guardai, quell’attimo prima del bacio…era emozionata.
E anche io.

Io, lui. E Irene. “That’s what Love makes”.

Capitolo 18.

“Miss…It’s raining too strong.
You got an umbrella, don’t you?”

“It doesn’t matter. I left it at home. Thank you so much. Keep the change.”

“Goodbye…raingirl”.

Rimasi sotto quell diluvio finchè non si fece mattina.
Ero fradicia.
E guardai sorgere l’alba.
Quell’alba che fino a qualche ora prima credevo fosse la più bella della mia vita.

“Holly, Holly!!!!
Are you crazy!!!!
Holly”

“Go away.”

“Holly come on!
I woke up and you were gone!
I called the front desk, I thought you were sick…. And they told me you had taken a taxi to the airport.
Holly What are you doing here?
Why are you here?
Look! You’re all wet!”

“Tom, please, go away! Away from here, away from me!!”

“We made love tonight Holly, what are you saying?
I thought… it was a wonderful night!”

“A wonderful night, yes.
You’re right, as always.”

“Holly where are you running, It rains!!!! Holly stop!”

“You brought me here to London, a city that I Love, where you were born.
You showed me the sunrise,
you brought me to eat fish and chips,
and then you gave me this dress, these earrings.
You took me to the roof to eat.
You danced with me.
I had never danced before!”

“I know It, Holly and I…”

“You kissed me…again, and again, and again.
You made love to me while you looked at me.”

“I know all these things and I’ve made It for you!!!
And why do you do that, now? Holly…You hurt me!!”

“I hurt you?
I – hurt – you?”

“Yes, because I…I…”

“Are you getting married?”

“…What…?”

“Are you getting married, Tom?”

“Are you getting married, Tom?”

“Are you getting married, Tom?”

“Answer! Dammit!
“Are you getting married, Tom?”

“I….I…Let me explain Holly, it’s not so easy to explain…”

“Are you getting married, Tom?”

Glielo gridai sotto quella pioggia con tutto il fiato che mi restava.

“Holly…please…I’m feeling so bad, so bad…Since I’ve met you…I…I feel something for you…But…It’s complicated Holly…”

“Do not touch me!!!!
Tom, I’m in love with you.
I’ve been in love with you from the first moment.

And when you told me “The dress is mine”, you killed me.

But it was so big what I felt for you.
And I’ve tried to turn my feelings into something different because you were happy with your choice.

Because that’s what love makes.
The love I feel has allowed me to stand next to you every day.

And when we danced tonight…before the kiss…you’re so closed…and for a moment, for a damn moment, I thought that you…

Tom, do you understand that I love you?
That is not a…game.
I love you.
I love you.”

La pioggia e le lacrime mi strozzavano sentimenti e parole.
Forse stava piangendo anche lui.

“Don’t you see that this is killing me?
You’re marrying another woman, Tom.
And this is killing me.
Every single Day.
Day After day.
After day.”

Quando dici ad uomo che sei inamorata di lui, le scene dovrebbero essere piene di baci, di abbracci lunghi una vita, di rincorse, di telefoni che squillano, di pozzanghere schizzate su vestiti…di “Anche io ti amo”.

Quando dici ad uomo, e glielo gridi in faccia, sotto la pioggia, di essere inamorata di lui, non dovresti sentire tutto quel freddo dentro.

 

 

Io, lui. E Irene. “More than words”

Capitolo 17.

Non sapevo cosa aspettarmi varcata la soglia dell’hotel.
Non sapevo cosa aspettarmi da questa serata, da te.
E non sapevo cosa aspettarmi da me.

“Miss!”

“That car is waiting for you, I suppose…”

Senza fiato.
E’ così che sei.
Senza fiato.
E anche tu riesci a lasciarmi così.
Completo grigio e quella camicia chiara che ti sta benissimo!
Niente occhiali stasera…deve essere proprio una serata speciale.

Resti a guardarmi un pò.
E penso che potrei restarci tutta la vita così.
Ti sorrido, un pò elegantemente e un pò buffamente 🙂
Allargo le braccia per farti vedere che si, anche io posso essere così.

“Oh…Good evening, Sir!”

“Miss….you’re beautiful.
May I have the honour to take you with me?”

“You can”.

E’ sempre così, tra noi.
Io non ho bisogno di fare tutta la strada.
Perchè a metà ci sei sempre tu che mi vieni a prendere.

Un solo bacio sulla guancia, a sfiorare il collo.
Come se il mondo ci stesse guardando.

“You’re beautiful”
“Thanks to you, man”.

Saliamo in macchina e siamo nervosa quasi non ci fossimo mai visti.
Forse perchè non ci siamo mai visti così.

“Beautiful Earrings”.

” 🙂 🙂

Can you please tell me where you’re taking me?
Dinner, theatre…?
I was catapulted here and I don’t understand anything, my dear!”

“I want it to be a special night.
Beautiful.
And strange.
Like you.”

Ascolta bellissima musica, Tom.
Questo Corey non è male.

“Live Concert in London, babe!”

Arriviamo dopo applausi e ovazioni – Live in London- in un posto tranquillo.
C’è un palazzo con le scale antincendio fuori, una piazzetta e un ragazzo che per strada suona uno struggente sax.

“Here we are, my darling”.

“What? Arrived where? Here? There’s..nothing here!”

“Don’t be shallow, little girl!
Come down, this night’s waiting for us.”

“What taste?”
“Here? We eat here? Takeaway pizza?
Can you see how you made me dress? 🙂 ”

“We do not eat here. I’ve just asked you what taste you want!”

“Ham for me. Thank you crazy man!”

“Two Ham Sir, please.
And two beers, OUT OF fridge, please 🙂 ”

“Do I warm your pizzas, Man?”

“Oh, we don’t need, thank you!”

“So…enjoy your dinner!”

“Tom! The Pizza is cold and the beer is warm….Are you ok? 🙂 ”

“No question, please. Follow me!”

Saliamo, credo anche in maniera poco legale, le scale esterne di questo palazzo e, dopo appena dieci piani, siamo…

“We’re on the roof!!!!”

“You always ruin my surprises, girl!
Yes, we’re on the roof of London!”

Si vede tutto da qui…il Tamigi, la Torre, il palazzo reale, I giardini…siamo sul tetto di Londra.

C’è una coperta, delle candele.
Mentre guardo estasiata il panorama, mi sfiori la mano.

“Welcome to this evening, which is a bit like our life.
It’s all upside down:
The pizza is cold, the beer is hot.
We are well dressed because it is not important what, where, why.
It’s important with whom.
And tonight I think you’re beautiful with this dress and that ham that will fall on it!”

“I think you’re crazy…and I love you, for that…

I mean…
I like that you’re totally insane… that’s what I mean.”

“Yes, I understood.”

“Cheers!!!”

La peggior pizza fredda che io abbia mai mangiato, accompagnata dalla peggior birra calda che io abbia mai bevuto.
Ed io mi sentito come quell tetto, sopra tutto, sopra tutti.

“Shall we dance, madam?”
“Are you able to? 🙂 🙂 Of course, Man”.

Saying I love you
Is not the words I want to hear from you
It’s not that I want you
Not to say, but if you only knew
How easy it would be to show me how you feel
More than words is all you have to do to make it real
Then you wouldn’t have to say that you love me

Non riesco a respirare.
Non posso.
Non posso non chiederti perchè, non posso continuare a mentire e voglio capire.
Perchè non posso credere che tu abbia fatto tutto questo solo perchè…ma perchè?

“Tom…”

‘Cause I’d already know
What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldn’t make things new
Just by saying I love you

More than words
La di da, da di da, di dai dai da
Now I’ve tried to talk to you and make you understand
All you have to do is close your eyes
And just reach out your hands and touch me
Hold me close don’t ever let me go
More than
Now I’ve tried to talk to you and make you understand
All you have to do is close your eyes
And just reach out your hands and touch me
Hold me close don’t ever let me go
More than words is all I ever needed you to show
Then you wouldn’t have to say that you love me
‘Cause I’d already know
What would you do if my heart was torn in two
More than words to show you feel
That your love for me is real
What would you say if I took those words away
Then you couldn’t make things new
Just by saying I love you
La di da, da di da, di dai dai da
More than words
La di da, da di da, di dai dai da
More than words
La di da, da di da
La di da, da di da, more than words
La di da, da di da, di dai dai da
La di da, da di da, more than words (oh uh uh uh)
More than words

Non so per quanto tempo durò quel bacio.
Ore, credo.
Vedemmo la luce calare sempre di più.
Ad ogni respire, il buio calava più nero.

Niente ci avrebbe potuto interrompere.
Nessuno.

Nessuno mi avrebbe potuto staccare da te.

Una pioggia torrenziale, all’improvviso.
Un sorriso incredulo spezzò dopo qualche ora questo bacio che sapeva di qualcosa di bello.

“Do you think we should go?” 🙂
“Maybe”.. 🙂

Ci mettemmo a correre su quelle scale che ci stavano riportando, gradino dopo gradino, sempre più giù.
Quelle trevve stupende, distrutte, una ad una.
Ma correre per mano a te non mi spaventa.

“Are you ok, baby?”

Quando non ti risposi ti voltasti nella maniera più dolce.
Ed io mi appoggiai contro il muro. Ti afferrai la giacca e ti baciai.
No, non come su quell tetto.
Ti baciai perchè volevo esserne sicura.
E tu mi guardasti, fradicio.

“You’re the most beautiful girl under this rain”.

Continuammo a baciarci, ovunque.
Sugli ultimi gradini.
Di fronte al takeaway.
Contro la portiera della macchina.
In macchina.
Sulle scale dell’hotel.
Sul mio letto che ora era il nostro letto.

Credevo mi sarebbe scoppiato il cuore il cuore.

“I wish this night would never end, Holly”.

Ti ho guardato addormentarti.
Cercare la posizione giusta per I tuoi sogni.
Il temporale credo ti abbia cullato perchè sembravi così felice.

C’è il mio mascara sul cuscino.
Mischiato a te e alle mie lacrime.

“Yes, Reception, How can I help you?”

“Good morning…oh, It’s not yet morning… Good morning, anyway.
Could you please call me a taxi that accepts credit cards?”

“Sure, Miss. Will be here in five minutes”.

“Five minutes. Ok, thank you”.

Lo specchio mi restituisce un’immagine diversa.

“Good Morning, Miss.”

“Good morning. To the Airport, please.”

Io, lui. E Irene. “Mrs McPhee”

Vorrei dire a questa Holly che sta sbagliando.
Oppure che la invidio.
E sto ancora cercando le mie risposte attraverso lei.

Capitolo 16.

Non mi importa molto di questa bellezza in generale.
Perchè quando sei inamorata, follemente, ti ci senti.
E sentirselo dire è un’emozione spaccacuore.

“Miss?”
“Yes?”
“There’s something for you. Could you come with me?”

Questa ragazza nella reception è molto elegante, fine…
C’è qualcosa per me…mi volto all’ingresso per cercare lo sguardo di Tom…ma è già andato via…

“For me? Are you sure that this is FOR ME ME ME?”

“Yes…Yes, we’re sure… we had very precise directions and descriptions!
Please follow me!”

Entriamo in questa stanza al piano terra e mi aspetta una signora molto distinta.

“Miss Holly…what a pleasure!”

“Good morning! Do we know each other? I’m sorry…I’m a little bit confused by the drinks …this afternoon was..an alcoholic afternoon…!!! ”

“Very nice afternoon, then!!
No, we don’t know each other. I know a lot about you, Holly…but you definitely do not know me… and it is not so important!
I’m Mrs McPhee and I was instructed to prepare you for your outing this evening.”

“Really??? It’s a pleasure to meet you, Madam!
No one had ever prepared me before!
Especially for an evening of which I know absolutely nothing!” 🙂

E’ un signora elegante, fine, di mezza età che sembra essere stata catapultata qui dal passato….o dal future.

“What should I do?”

“You don’t have to do anything, my child. Just be happy.”

Mi mostra un vestito bellissimo, un vestito da sera!!!
Non ho mai avuto un vestito da sera…non l’ho nemmeno neanche mai toccata, nè tantomeno indossato!!!
E’ un vestito semplice, ma elegantissimo.
E’ color crema, a fascia, stretto in vita per poi scendere morbido su fianchi, lungo fino ai piedi.
E sembra fatto su misura per me.
Per quando lo indosso ed esco dal paravento, davanti allo specchio vedo un’altra persona.
Le scarpe…le scarpe…che meraviglia!!!!! Eleganti, aperte, col taco, impreziosito da un nastro rosa.

“Look at you, child. You look like a princess.”

Mi viene da piangere, e poi da ridere.
Mi sento confusa perchè non capisco…

Nello specchio, a pochi passi da me, vedo la Signora McPhee che guarda me…e sembra molto felice, orgogliosa…
Si avvicina delicatamente, come la sua voce, ai miei capelli e mi dice che vorrebbe raccogliermeli.

Mi siedo davanti ad una postazione trucco e lei, con un tocco leggero, mi raccoglie I capelli con delle trecce che poi sistema in un unico chignon.
Ferma ogni treccia con una perlina rosata.
Mi mostra delle collane e degli orecchini.

“Accessories are like accents and punctuation.
Don’t overlook the choice.
Choose the one that represents you the most.
Don’t show me your choice.
Just think about it.”

Un paio mi colpisce, subito.
E’ forse il meno vistoso.
Sono due pendent, molto semplici, rosati, ma lucenti.
Sotto ogni paio di orecchini c’è un cartellino.

“Thought!”

Mi sorride e prende in mano i pendenti.

“Wow!!!! But how did you know It?
Are you some kind of blue fairy? 🙂 ”

Insieme agli orecchini, solleva anche il cartellino e me lo mostra.

E’ scritto in italiano.

Sapevo che avresti scelto questi.
Perchè sono come te.
Semplici, ma luminosi più di ogni altro“.

Sono confusa, emozionata.
Ho capito che non devo cercare una spiegazione, un senso.
Mi devo lasciare trascinare da questa cosa folle e bellissima.

“Madam…for the make-up, could I…?”

“You want to do It on your own, I know.
Choose what you want, child.”

Trucco un pò gli occhi con un filo di matita nera e un goccio di mascara.
Sullle guance e sugli zigomi, un illuminante molto delicato.
Sulle labra un timido gloss dorato.

“So…How do I look?”

“Beautiful”.

Mi guardo e mi sento bella, confuse, felice, ubriaca.
C’è un profumo di vaniglia e uno di pesca…
Sembri una bimba in un negozio di giocattoli…

“Oh…can I…?”

“You must”.

“Baby, why do you look so sad? Is there anything wrong, anything that you do not like…?”

Mi scendono le lacrime.
Ecco, lo sapevo!
Io non riesco mai a restare felice più di mezzora.
Mi accascio sul divano rosa della stanza.

“Do you know that I am making myself beautiful for a man who is marrying another woman?
I’m totally happy because I’m here with a man who’s marrying another woman.
And I didn’t have the courage to ask myself why I’m here, because I’m too afraid of the answer.”

Mi porge una salvietta.

“Fix your makeup, my child.
Sometimes you have to let yourself go, without pretending to understand everything.
You will understand, and you know it.
But all you want is on the other side of fear.”

Faccio un respire profondo e riprovo a sorridere.
Mi prende le mani tra le sue.

“You’re beautiful.
Be brave.
The Courage is the strength of beauty.
Never forget it.”

“What time is It?”

“It’s time to go, little Princess”.

“I don’t know who you really are, Madam.
But I know that this time together… I’ll never forget it.
Thank you, Mrs McPhee”

“It doesn’t matter who I am, my child..but who YOU are.
Always remember who you are, where you come from and where you want to go.
I wish you an evening and a wonderful Life.”

Mi stavo incamminando verso quello che sarei diventata.

Io, lui. E Irene. “Fated”.

Devo tornare per qualche ora nel mondo reale.
E cercare di capire qual è la vera faccia del mondo.
Se quella disillusa contro la quale sbatto ogni giorno…o quella in cui tutto appare…”predestinato”, come nella vita di Holly.

“Scusami Irene…per la domanda, dico, su te e il tuo allievo…si, su quel ragazzo
Non volevo essere invadente…è che…a me piacciono gli incontri. Soprattutto se sono come il vostro…totalmente casuale, predestinato…”

“Non sei stata invadente, Abby. 🙂
Con le amiche è così che si fa…si apre la porta senza per forza bussare!!!
E noi possiamo definirci amiche, giusto? 🙂
Tra noi c’è stata subito una forza, una energia trascinante che ci trascinava l’uno verso l’altra.
La musica è stato il nostro mondo parallelo in cui le nostre anime erano, come dici tu, predestinate.

Ci sono state poche parole.
Perchè le parole possono mentire, Abby.
Noi con la voce potremmo dire qualsiasi cosa.
Le parole sono frutto di quello che il cervello, quando è sotto controllo, è capace di dire.
Con gli occhi invece, non puoi mentire, Abby.
Il cervello non può passare da lì.
Da lì passano solo cuore e pancia.”

E’ dolce Irene.
E bellissima.
I capelli raccolti, sempre un accessorio semplice, come una collana o degli orecchini, ad incorniciarle quella sua aria così riservata, dolce, ma mai severa.

“Beh…l’Amore passa proprio attraverso questo….non credo che le grandi dichiarazioni debbano restare per forza scritte nella pietra.
Perchè non lo porti qui una volta?
Potrebbe suonare qualcosa! E anche tu potresti farlo!!”

“Già. Potrei.”

“Io da quando ti ho conosciuta….
Io ti ammiro molto Irene.
Sei sempre di grande ispirazione, per me.

Tu sei così intelligente, elegante, sicura di te stessa..
Io, a volte, vorrei…”

Mi interruppe.
Abbassò lo sguardo.
Chiuse gli occhi, per un istante solo.
Prese un respire e lo lasciò andare, tutto.
E’ una che sa rispettarlo tutto il silenzio di una pausa.
In musica, anche la pausa è parte della melodia.

Tu vorresti essere me.”

Io, lui. E Irene. “Two seconds”.

Tag

, , ,

Capitolo 15.

Avete presente quando vi sentite sul punto più alto di una vetta?
Quel punto in cui, per toccare il cielo, puoi solo fare un piccolo salto?

Ecco, quando sei lì, sul punto più alto della vetta, avrai sempre l’ingordigia di voler toccare il cielo.
Saltare è bellissimo.
E’ tornare a terra che rende la caduta rovinosa.
Eh si.
Perchè dopo quel salto puoi solo cadere.

E io, che ancora non so quanto farà male, continuo a pavoneggiarmi, a cantare sotto la doccia, a ballare davanti allo specchio avvolta nell’asciugamano dell’hotel…
Adoro gli asciugamani di questo hotel.
Sono morbidissimi e profumano di cose che si avverano.

Io ballo, ballo e canto con il phon mentre aspetto te.
Canto canzoni d’amore.
Canto qualsiasi cosa che mi faccia pensare a te, a te che stai venendo a prendermi.

Mi vesto come una ragazzina, con una gonnellina in jeans e una canotta bianca.
Mi piace restare coi capelli bagnati davanti allo specchio.

“How slutty, this Happiness?
It lasts a minute,
but that blow gives us!”

E’ proprio una poco di buono, questa felicità. Dura un minute, ma che botta ci dà.

“Hello!”

“Hey, little London Girl!!!! I’ve been down here for ten minutes!!!
Do you think you’re ready in a human time? 🙂 “

“Little London Boy, my negligible delay is justified by the fact that when we walk down the street, I don’t want to make you look bad! I put on a touch of Peach and I go down, impatient boy!”

Quelle rare volte in cui ti lasci andare alle tue espressioni e le lasci libere di dominarti, per un secondo non sono io quella con le spalle al muro!

“Holly…. Maybe It’s this London air…but I have to forgive you this delay… :)”

“If this is a hidden way to tell me I look good…. Thank you! You look good, too!”

E potrei chiedermi perchè.
E forse dovrei chiedermi perchè.
Perchè siamo qui, perchè IO sono qui.
Ma non devo chiederlo a te.
Devo chiederlo a me.

E chi è che, camminando inamorata per Londra, ha voglia di svegliarsi dal sogno?

Esatto, nessuno.

Ho scarpe commode e fame di Fish and Chips.

“And then…Fish and chips!”

Mangiare con la persona di cui sei innamorato, che sia in un ristorante con una terrazza sul mare o del cibo da strada, per strada, è qualcosa di molto intimo, di divertente.

“Have you ever eaten on the beach, Tom?”

“No, never.”

“I think you’d love it. So, I’ll take you, sooner or later.”

E hai sorriso, abbassando la testa.
Ma non hai risposto.

<Oh, ma certo Holly…certo che ce lo porterai…
E quando esattamente? Prima, dopo o durante la luna di miele???>

Questi pensieri sono come lame.

Ma sono troppo felice, oggi.

Il Tamigi, la Torre di Londra. Hide Park.
Ogni cosa oggi, qui, sembra avere un senso.
Potrebbe diluviare, scoppiare tutto. Ma io sarei pronta a tutto.
Abbiamo camminato per ore, mangiato, riso, mangiato e camminato di nuovo.
E’ bellissimo il tramonto, a Londra.

“Now, little Girl, We have to break up…just a Little!!! Don’t make your sad face!
‘ll bring you to the hotel and there you’ll find something waiting for you.
Get into your room and prepare yourself as if… as if you will ready for anything.
I come to pick you up at 9:00… then it will be nine and a quarter because we both know how it ends!”

“That sounds…so good!!
I’ll be like a princess!
See you later, Tom.
And thank you…for all.”

Quando ti volti, di spalle, e sali i gradini mentre ti allontani, nei film succede sempre che, al penultimo gradino, il cavaliere chiama per nome la sua bella, la fa girare e, dopo due secondi, le dice qualcosa che non vuol dire niente. Ma vuol dire tutto.

Non è il mio caso visto che ho appena messo il piede sull’ultimo gradino.
Ma lo sapiamo tutti che l vita non è propriamente un film!!!
Cerco, non con poco imbarazzo, di imbattermi nella porta girevole dell’ingresso dell’Hotel senza cader o far cadere qualcuno.

“Holly!”
“What?”

“You are.”
“I’m what?”

“….Come on, hurry up!
Otherwise we’ll be late…as usual.. 🙂
At nine.
Be a good girl.”

“As usual”.