Capitolo 29

Era importante che io ci fossi.
Era importante per quello che avevamo condiviso.
È stato un momento importante, per tutti.

Capii che quel ragazzo di spalle, tutto timido, era il suo famoso fratello a cui era legatissimo.

Sua madre, che lo accompagnò per la navata, era una donna fine.
Nella commozione si appoggiò al marito, il famoso padre troppo fiero ed orgoglioso per abbracciare, per manifestare l’affetto a parole.

In questa occasione, ognuno sciolse un po’ della propria corazza.

Com’era lei, vi starete chiedendo… 🙂

Com’era questa donna che lo aveva fatto innamorare, a cui lui aveva promesso eterno amore.

Non chiedetemi questo!

Come potete chiedermi questo???? 🙂

Nessuna donna innamorata potrà mai essere obiettiva.

Ed io ero una semplice donna innamorata che aveva accompagnato nell’anonimato e nel silenzio, l’uomo che amava a sposare un’altra donna.

Non la guardai perché non mi importava.

E non pensate che io volessi essere al suo posto…Non volevo.

Io non so se ho mai desiderato davvero sposarmi.
Il matrimonio per me è un contratto vestito da promessa.
Non c’è niente di più fragile di una promessa.

Ed io non gliene feci, nemmeno una.

Non gli promisi che sarei stata felice.
Né che non lo avrei pensato.
Né he avrei fatto in modo di dimenticarmelo.
O di non ricordarmelo.

Si…lo vidi.

Lo so che cosa vi state chiedendo.

Il bacio? Sei andata via al “Ed ora può baciare la sposa” ?

No.

Non me ne sono andata.

Sono rimasta.

Fino alla fine.

 

Ascoltai i Lo Voglio.

Li guardai scambiarsi gli anelli.

Ed ascoltai le promesse che si stavano facendo.

E lo vidi il bacio, si.

Lo vidi.

Sentii gli applausi dei parenti e degli amici.

La cerimonia si concluse e loro due uscirono, sposati.

Camminarono lenti, lungo la navata.

Non puoi velocizzare l’immagine della felicità degli altri per lenire la tua sofferenza.
Era il loro giorno.

E quindi la vidi tutta, quella navata.

Passo.
Dopo passo.
Dopo passo.
Sorriso dopo sorriso.
Saluto dopo saluto.

Una volta gli dissi: Sono qui, se hai bisogno di me.

E così feci.

Non avevo bisogno di prometterglielo.

Ero lì.

E lui? Lui quasi non mi guardò.

 

 

“Bride’s friend?”

“Excuse me?”

“Are you here for the the bride?”

“Me? Oh no no no no!!!
I came in here because… I’m here in London on vacation and, as I study architecture, I saw this beautiful church and I came in… I didn’t know there was a wedding. There was so much to see….so…I stayed.”

“So you’re not coming to the party? It seems like it will be an amazing party, food, music… it’s a real shame.”

“Yes…It’s a real shame.
Eat and dance a little for me then, guys.
Enjoy It.”
Certo si, sono un’amica della sposa, come no….

 

Non lo so cosa successe dopo.
So solo che a Londra piove, sempre.
E questa non fu una cornice facile per un quadro così duro.

 

Si dileguarono nelle loro auto tutti, a coppie, velocemente.
C’era una fantastica festa che li aspettava.

 

Era tempo anche per me di andare via.
E di ricominciare.

 

“L’ombrello, l’ombrello, l’ombrello…dove l’avrò messo quel dannato ombrello?
Nelle borse delle donne c’è tutto, c’è la vita, la farmacia, la profumeria…ma mai quello che serve quando serve!!! Grrrrr!”
Che domanda cretina Holly…l’hai usato come ottima scusa per venire qui…e sarà rimasto nella saletta.

Uh…respira Holly, respira.
Peggio di così…dai, è solo una pioggerellina…
Ora chiama un taxi e, una volta all’aeroporto, passate tredicimila ore di attesa, si torna a casa.

“Taxi, taxi, numero del taxi, numero del taxi…dove l’ho messo, dove l’ho messo????????? Eccolo….ah, fantastico!!!!!! Non c’è campo!!! Bene, bene…benissimo!!!!

Stupido matrimonio, stupida poggia, stupido telefono, stupida Londra, stupida stupida stupida!!!!”

“Ehm…Excuse me!”

“Oh cavolo!!!!!!! Ma da dove sbuchi, mi vuoi uccidere???”

“Oh no!!! I’m sorry! I didn’t mean to scare you!!!!”

“Oh, no, I’m sorry… I didn’t want to scream…I was overthinking.
I’ve lost my umbrella, I can’t call a taxi…. and I shouldn’t be here.
It’s all against me… sorry, I didn’t mean to be rude.
I’m usually better dressed, and I’m a little nicer… at times even sweet…

I’m Holly, I’m sorry and…nice to meet you.”

“Julian, the brother…I’m Tom’s Brother.
We met before the ceremony… I came to call Tom and… I interrupted you.”

“Yes… the little room, before the ceremony… sure… don’t worry… you haven’t interrupted anything…”

“Can I help you?
You’re the last.
Don’t you come to the party?
Are you… are you alone too?”

“No, no! So, Yes’ I’m alone…But..I…I… I’m not a guest… I came here to… I’m here because I had to return something to Tom, but I’m leaving now! And you….don’t worry about me! Hurry up, or you’ll be late for the party!”

“The party starts in two hours… Now the newlyweds go to take pictures in the surroundings… you know…”

“Of course…I know…”

“I can give you a lift if you want! Where do you go?”

“I’m free right now…my plane leaves tonight. But I still have to get out of here!
Ma perchè non prende questo cavolo di telefono!!!”

“But wait a Minute…you….you’re Italian!!!”

“Yes, I’m Italian!
What did you get it from?
From the accent?”

“Mmh…Not! From the words you said right now, looking for something in your bag! And even before…when you were insulting London…and…so many things, I think!!!
I’ve studied something at school… so I’ve recognized some word!”

“Sorry!!! What an idea you’ll be made of me!
A crazy badly dressed woman who gets lost in a London church under the rain!
At least, you’ll have something to laugh about even before the third glass!”

“You look great even without those exaggerated ceremonial dresses,
accompanied by very uncomfortable shoes and embarrassing hairstyles!
Then, to repay me for the free show, I’ll get you out of here, shall we?”

“Sounds good! Good compromise, Jude!”

“Jude? Like… Julian Lennon, I hope…Not Jude Law!!!? :)”

“The first answer is the final one.
And it’s the right one!” 🙂

“So…. Let’s go?”

“Captain Jude, My savior…permission to come aboard?”

“Permission granted”.