Capitolo 28

 

Mi lasciò andare.

Mi aveva lasciato andare.

Ancora una volta.

Mi lasciò andare con la sua leggerezza, che non è superficialità.

Mi disse che mi amava dopo quella notte fantastica.

Me lo disse urlandomelo in faccia, con il trucco che le colava sul viso, e il diluvio le mischiava le lacrime.

Me lo disse rabbiosa, come se volesse prendere il mondo e scaraventarmelo addosso.

Mi sentii impotente quella volta.

E mi sentii impotente anche lì, cinque minuti prima di salire i gradini dell’altare che mi avrebbero unito a mia moglie.

Come tutte le cose importanti, quel gesto mi arrivò piano piano.

Quando la vidi lì, stretta in quei pantaloni e in quella t-shirt nera, con la borsa a tracolla e i trucchi sparsi dentro, provai sorpresa, stupore, confusione, gioia.

Non capii e non mi chiesi cosa le fosse costato.

Io non le domandai mai niente.

Io mi presi tutti i suoi sorrisi, le sue lacrime ed i suoi gesti.

Senza mai domandarle niente.

Non so, forse è colpa del fatto che sono un uomo.
E noi uomini facciamo così.

Quando mi guardò, nel mio completo, lo vidi che pensava esattamente quello che mi stava dicendo.

Mi guardava, mi diceva, sentiva (e mi faceva sentire) che ero bellissimo.
Lei aveva una sua capacità di FARMI SENTIRE.
Mi entrava dentro.

Aveva l’aria un po’ stanca di chi era appena scesa da un aereo partito prestissimo, per una città sconosciuta.

Lei aveva fatto quel viaggio, da sola, solo per non lasciarmi andare verso la mia vita con rancore.

Lei mi aveva dimostrato, ancora una volta, quello di cui io avevo bisogno.
Senza bisogno che io glielo chiedessi.
Senza bisogno che io le chiedessi niente.
Le chiesi di restare.
E sbagliai.
O forse no.
Glielo chiesi perchè con lei io ero sempre me stesso.

Quando le passai di fianco, di fronte a me c’era il futuro.

In quell’attimo in cui le nostre braccia si sfiorarono, chiuse gli occhi.
Credo che non volesse guardare e fotografare il momento in cui me ne andavo.

 

Mio fratello era lì ad aspettarmi.

Fu un’emozione incredibile.

Mia madre trattenne a stento le lacrime.

E mio padre, che mai si era fatto sfuggire un’emozione…lo vidi con gli occhi stretti stretti.

Un secondo solo.

E poi uno sguardo fiero, a darmi coraggio.

 

La mia futura moglie era bellissima.
Come sono bellissime tutte le future mogli.
La navata sembrava così lunga!!!!
Voi uomini mi capite, no? 🙂 🙂

 

Ero felice.
Emozionato e felice.

Suo padre me la consegnò.
Ci stavamo affacciando alla nostra vita insieme.

 

“Friends, Relatives.
We are gathered here today
to celebrate….”

Cominciò così la nostra nuova vita insieme.

Feci un cenno di intesa con mio fratello.
Sorrisi alla mia future moglie.
E mi voltai, su quelle prime battute, verso fondo della chiesa, con il portone aperto.
Passava una luce bellissima, puntata su di noi.

Zia Mary, Zio George.
Come sempre coordinati.
Che teneri che sono.

E lei.
Lei era lì.
In ultima fila.
In disparte.
In un angolo.
Ignorata da tutti, ovviamente.
Non era vestita a festa.

Mi sorrise.
Fiera.
Emozionata.

 

 

 

“I Will”