Oggi il caffè lo beviamo con Jessica Loddo!

Sono già felice perché mi dice che il fatto di essere in una Coffee Room le piace…e partiamo non bene…benissimo!
Mi preparo delle domande “tecniche”, prima di sfociare in quelle personali ed umane. E straccio il foglio dopo trentasette secondi di conversazione.
Qui è tutto umano. Anche il lavoro. Soprattutto il lavoro.

Jessica, benvenuta!
Attrice, doppiatrice, dialoghista e direttrice di doppiaggio. In quale ruolo stai più comoda e come ti vesti.
Sicuramente in quello di Direttrice.
E’ un ruolo ancora più in ombra di quello del leggìo della sala, ma mi dà grande soddisfazioni. E’ un ruolo in cui ti dai molto e dai molto, agli attori, al progetto, al pubblico.
Il direttore coordina, mette le basi per il progetto italiano, sceglie le voci. E’ molto generoso e io mi sento così: generosa. La preparazione, l’esperienza, la professionalità, ti permettono di far si che venga fuori il meglio di ciascun attore.
Sono una che gioca d’azzardo in questo lavoro, rischio, scommetto molto sulle persone. Sono e voglio essere una talent scout, mi piace dare delle opportunità a chi credo che abbia un gran potenziale, una gran bravura, un gran talento.
Io metto al centro le CAPACITA’ umane e professionali di ciascuno: questa è la base da cui partire. La parola SHARE, che qui usiamo poco, è la mia motrice, è la base del successo: la Condivisione. Mi piace anche mescolare i ruoli, cambiare certe convenzioni, certe abitudini, anche vocali. Ho aperto dei filoni in questo, perché mi piace sempre far emergere (IL LATO POSITIVO) dalla persone.
Se conosci bene l’attore, se conosci il suo potenziale, puoi davvero giocare e stravolgere tutto.
Faccio in questo lavoro quello di cui ha bisogno questo paese: cerco (nel mio piccolo) di cambiare le cose.

Un progetto che consideri un tuo grande successo, tuo, non in generale un successo di pubblico.
Un film a cui sono molto legata è The Whistleblower, basato sulla storia vera di una donna che ha portato alla luce le violenze e il traffico di minorenni in Bosnia durante la missione di pace dell’ONU.
Dopo la proiezione di questo film il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha aperto un dibattito sullo sfruttamento e l’abuso sessuale in situazioni di conflitto e post-conflitto.
Sono legata a questa pellicola prima di tutto come donna perché un film molto forte, che ti scuote profondamente.
Dal punto di vista professionale è stato un onore per me poter lavorare su questo film e avere così la possibilità di dare il mio piccolo contributo ad una causa, quella contro la violenza sulle donne, a cui sono molto legata in prima persona.

Ho fondato lo scorso anno un’associazione chiamata “4 Women” che ha lo scopo di combattere la violenza sulle donne.
Mi trovate anche alla pagina Facebook STOP VIOLENCE AGAINST WOMEN ALL OVER THE WORLD.
Non mi piace intraprendere dei progetti (fini a se stessi) senza scopo: in tutto quello che faccio, cerco e voglio un significato, da assimilare e da trasmettere.
E allora voglio approfondire questo tema della donna, della violenza, dell’incapacità, dell’impossibilità e della volontà, spesso, di ribellarsi ad essa. Noi donne siamo molto lontane dal concetto di (parità) nel mondo ma anche nel nostro paese, senza andar troppo lontano.
E’ un problema di cultura, di ignoranza, anzi. Pensa che il solo fatto che un uomo possa non essere geloso può essere interpretato ancora oggi come una mancanza di amore. Ci troviamo così ad elevare la gelosia a virtù. La stessa gelosia esasperata e morbosa che è poi alla base di tanti gesti di violenza, fisica e psicologica, nonché verbale. Non dimentichiamoci che fino al 1981 esisteva nel codice penale il ‘delitto d’onore’… E non aggiungo altro.
Io mi batto per dei Programmi a Livello Nazionale, per far arrivare l’Educazione nelle scuole, dall’asilo. Bisogna insegnare che cos’è la violenza, dal gioco alla apparente innocua presa in giro. E’ da piccoli che vengono immagazzinati i concetti, i comportamenti.
Anche gli apprezzamenti fuori luogo, volgari, offensivi, sono in questo paese una goliardata, un qualcosa su cui scherzare (in politica abbiamo avuto clamorosi esempi di questo). Noi non abbiamo misura. Guardiamo le donne in politica o, in generale, nel lavoro: per essere credibili, le donne al “potere” devono essere dei mostri, perché non siamo pronti al binomio bellezza e cultura. Di contro, abbiamo degli esempi estremi dall’altra parte di donne avvenenti, in maniera anche esagerata, totalmente incompetenti e inadatte a quei ruoli di potere che occupano. Le donne, a parità dell’uomo, sono pagate meno, devono faticare il doppio per dimostrarsi.
Siamo davvero, davvero tanto indietro.
E’ dalla cultura, e dall’ignoranza, che dobbiamo partire, su cui dobbiamo lavorare.


Per motivi professionali, America e Italia ti riguardano da vicino. Che cosa porteresti qui dall’America e che cosa non porteresti mai?

Devo partire dal mondo del lavoro, del mio, per darti questa risposta.
Ma credo che da qui, si possa poi estendere il concetto.
Porterei la libertà, la possibilità che ognuno ha in America, e parlo soprattutto dei giovani che hanno talento, di farsi vedere, di farsi ascoltare.
In America, tutti hanno una possibilità. Qui, al contrario, è tutto molto complicato.
Non porterei invece, sempre per quanto riguarda questo lavoro, l’eccessiva competitività, la spersonalizzazione, la poca “umanità” nel mondo del cinema.

E invece, dell’Italia, che cosa porteresti in America, e che cosa non porteresti mai?
Porterei la nostra creatività, la nostra arte, in senso pieno.
Non porterei mai la mafia, in senso ampio: siamo un paese che vive nel ricatto, nella corruzione, nella raccomandazione. Siamo paralizzati, senza possibilità di crescere. La mafia, in questo senso, è nel nostro dna. Il nostro lavoro, fortunatamente, è un settore altamente specializzato, in cui è difficile mentire: o sei capace, o non lo sei. La raccomandazione è più difficile.

Il complimento più bello che ti hanno fatto.
Me ne hanno fatti e me ne fanno di complimenti. E mi fanno sempre piacere, mi gratificano.
Quello che ti dico non è un complimento racchiuso in una frase: mi colpisce quando qualcuno capisce la mia natura, quando vedo apprezzata la mia onestà intellettuale.


Che cos’è per te la VOCE, Jessica…tu che ci lavori con questo fantastico e potente “strumento”!
La voce è lo specchio dell’anima.
Dalla voce capisco tanto di una persona, è un vantaggio del mio lavoro, capisco tutte le sfumature che vanno al di là del significato delle parole. La voce è come lo sguardo: rivela tantissimo ad un orecchio attento.
In realtà le persone rivelano quasi tutto con la voce.
Bisogna saper ascoltare.

Che cos’è per te la Bellezza.
Non è qualcosa di prettamente fisico. Le bellezza è negli occhi di chi guarda. La bellezza salverà il mondo! E’ una meraviglia, è in tante cose. Permette all’anima di respirare, di nutrirsi.

Che cosa ammiri nelle donne e che cosa negli uomini?
Ci sono delle qualità che ricerchi nella distinzione di sesso, o mi vuoi rispondere in maniera generale? Io ammiro l’Intelligenza come qualità del genere umano. È la base, per me.
Nelle donne ammiro la pazienza, la temperanza, la capacità di mediare, di essere portatrici di pace.
Negli uomini, la lealtà ed il coraggio.

Il tuo rapporto, visto che ne abbiamo parlato tanto, con le donne, anche nel mondo del lavoro, nella tua realtà che spesso ti pone comunque a ruolo di “leader”, se vogliamo definirlo così.
Come ti dicevo prima, io ammiro l’intelligenza nelle persone. E quindi, di conseguenza, lavoro bene e vivo bene con persone intelligenti, in senso ampio.
Nel mio ambiente, ho la fortuna di relazionarmi  con donne molto preparate, disponibili, intelligenti appunto, e siamo molto complici. Abbiamo tutti in comune il desiderio e l’obiettivo di fare un Buon Lavoro. Partendo dalla voce e dalla nostra lingua, vogliamo dare al pubblico la possibilità di godere appieno di grandi capolavori che, senza il nostro lavoro, magari non sarebbero arrivati qui, o semplicemente non sarebbero stati capiti.

Che mamma sei, Jessica?
Sono una mamma di tre figli, nati tutti lo stesso giorno! Un ragazzo di 28 anni che vive all’estero, e due femmine, di 17 e 14 anni.
Non sono una mamma-amica, sono una mamma: sono complice ma ho delle regole.
E la prima di queste di queste regole riguarda me: lasciarli liberi, liberi di crescere, di realizzarsi, di scoprirsi, di viaggiare: siamo tutti delle persone, prima di tutto. io per loro, anche se sono magari lontani, ci sono sempre, sono e voglio essere il loro punto di riferimento. Cerco di dar loro tutti gli strumenti possibili per farli crescere in armonia senza mai giudicarli nel bene e nel male.

Di che cosa non puoi fare a meno?
Del telefonino, se penso a qualcosa di materiale.
Della musica!
Dell’amore, se penso a quello di cui davvero non posso fare a meno per vivere.
I rapporti umani, l’amicizia.

Sei esattamente dove vorresti essere?
Si. Sono felice. Qui ed ora.

Ti piace il caffè? Siamo nella mia stanza del caffè…la domanda è d’obbligo!
Tantissimo!
Caffè nero, normale, con un cucchiaino di zucchero di canna.
E lo bevo tanto, spesso.

Nell’ultima domanda, Jessica, c’è tutto il mio GRAZIE. Perché hai accettato questa intervista?
Per due motivi.
Quello formale, perché ti sei posta gentilmente nella forma, hai avuto una scrittura educata. E questo mi piace, è fondamentale.
Quello sostanziale, perché la tua richiesta è stata una dimostrazione di stima di cui mi sono sentita onorata. Sono io che ringrazio te per avermi dato la possibilità di esprimere un po’ di me.

Che cosa posso dire, che l’istinto, la pancia, non mentono mai. E io sono fiera di averti avuto nella mia Coffee Room.
Perché sei una donna “spessa”, centrata, combattiva e coraggiosa, nella vita e nel lavoro.
Sei una mamma, sei realizzata e ti batti per qualcuno che è rimasto indietro.
Che cosa posso dire di più, se non che sei una persona davvero splendida!