Dammi il margine.

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“La cosa più difficile è preparare un pugile per il match. Si arriva all’80-85 percento, ma mai al 100 percento. Perché se un pugile va sul ring preparato al 100 percento e perde, non ha più scuse”.

Cus D’Amato.

È assurdo e utopico pensare che tutto, in un match, sia una nostra intuizione, il nostro gancio perfetto.

A bordo campo ci han preparato allenatori, madri, riformatori, collegi, politica, religione. Ci hanno imposto posture, silenzi, flessioni di braccia e di capo, verdure, abbandoni, materie, poltrone, ginocchia.

Siamo fottutamente il prodotto di scelte non nostre, ma di allenamenti estenuanti, di prose, di date, di battaglie, di spazzolini da denti e preghiere, di domeniche in chiesa e di sabati al supermercato.

Siamo burattini di libri, tv, canzoni maledette e serenate notturne.

Siamo peccatori nel proibito che si vanno a confessare in parrocchie sconsacrate. Siamo ruoli, etichette o bastardi.

Non possiamo essere nulla più di quel 15 percento.

Quel numero magico ripetuto su una mano è l’unica nostra firma, la nostra scusa.

 

 

 

 

 

 

 

Io, lui. E Irene. “Cause I don’t want you to forgive me. You’ll follow me down”

In 30 capitoli ho provato a capirmi attraverso questo personaggio.
E finora le conclusion a cui sono arrivata sono che la vita non è propriamente lineare come quella dei libri e dei film…soprattutto quelli mentali che Spielberg levati proprio 😉 🙂

Questo libro è come una torta buona che ogni volta ritardi a finire perchè poi…poi non c’è più niente.

Mi chiedo quale sia il “giusto finale”, ammettendo che, anche nella vita in generale, ci sia un finale che possa essere “giusto”.
Un amore che è stato descritto in maniera così…pulita, profonda e sincera, merita di non essere vissuto?
Qual è il coronamento di un sentimento? La propria realizzazione?
Che effetto avrà fatto su Tom la presenza di Holly, in un giorno così importante?
Davvero certe cose e certe persone si possono…per così dire, dimenticare?

Mi rendo conto che sono le sensazioni a scandire il tempo.
Non sono I giorni o I tempi.
Gli amori o le delusioni non si dimenticano con il tempo, non ci ho mai creduto davvero.
Che sia trascorsa una settimana o che siano passati dieci anni.
Tutto scorre perchè ci mescoli insieme alter sensazioni, diverse ma comunque intense, vive.
Il guaio è che, senza queste ondate intense, rischi di restare lì, a quello scoglio, ad aspettare l’onda.

Capitolo 31.
Ho messo un punto.
Ho fatto un viaggio, dentro e fuori di me.
Ho amato.
Ho detto cose che non ho mai detto e fatto cose che non avrei mai fatto, se non avessi amato.
Mi sono lasciata lo spazio di vivermi tutto.
Questo viaggio senza bagaglio è strano…sembra leggero, nonostante la mia testa sia piena di cose ancora da incasellare, da masticare…da digerire.
In questi mesi è come se io abbia vissuto una vita intera.
Ho imparato a ripartire.
Questo ho imparato.
Si cade, si cade sempre. E non si impara a non cadere…anzi!!!!
Si cade sempre più violentemente.
E’ che ci si rialza. Ogni volta.

E so anche da cosa e da chi ripartire.
All’aeroporto ho comprato un quaderno e una penna nuovi 🙂
So da dove devo ripartire, per arrivare lì.

Che bella la gente negli aeroporti.
Sconosciuti legati dall’essere sospesi.
Siamo tutti sospesi.
Anche quando cavalchiamo l’onda di una scelta, di una gioia.

Su questa sedia scomoda posso pensare a te.
Posso pensarti, pensarci.
Posso tornare ai tuoi occhi, alla tua prima voce al telefono.
Alla chitarra di cui non mi hai mai parlato.
Ai sogni che forse stai già realizzando.
O forse no.
Ai baci che non ci daremo mai.
Alle cose che non mi hai mai detto.
Posso ripensare a come l’hai abbracciata.
A come ti ha stretto, davanti a tutti.
Posso immaginarti al taglio della cravatta, ai calici incrociati, al taglio della torta.
Penso a tutto quello che c’era nei gesti che ci siamo sempre nascosti,
E li rifarei tutti.
E penso se mi cercherai domani.

Non devo perdonarti niente.
E non voglio essere perdonata.

“Cause I don’t want you to forgive me

You’ll follow me down

You’ll follow me down

You’ll follow me down”

 

 

Io, lui. E Irene. “The Magical Mystery Tour”

Se anche voi foste in quel piccolo psico-dramma nel quale vi atate cercando nella protagonista di un romanzo, capireste perchè mi sto sciroppando 30 capitol tutti d’un fiato rinunciando di fatto a qualsiasi interazione sociale, riducendo quindi a zero le possibilità di vita 🙂

Capitolo 30.

Tra tutte le reazioni che mi ero immaginata e che avevo contemplato, mai avrei pensato di poter ridere. E ridere così tanto.

E’ come se Julian fosse arrivato a salvarmi da quella ennesima pioggia. Che avevo dentro.

Perché le emozioni sono come il meteo: per quanto uno possa stimarle e prevederle…sono imprevedibili.

E sono belle per questo.

Salimmo in macchina fradici.

Entrambi.

Non sapevamo dove andare, né soprattutto perché ci stavamo andando.

“Where are we headed, Miss?”

“Everywhere.
As long as it’s far from promises, flowers, and churches.”

“As you wish, Mademoiselle!”

“I didn’t have breakfast… I would recommend a tour with lots of coffee, pretzels and… and then I think you can slip into the cholesterol of fast food.

What do you think about this tour?”

The Magical Mystery Tour is hoping to take you away… said someone, once…”

 

Lo ammetto…citare I Beatles ha sempre un certo ascendente su di me. 🙂
Non so se fosse carino…E lo so che ve lo state chiedendo 🙂
Non lo so, o almeno, non lo sapevo perchè, semplicemente, non me lo stavo chiedendo.

Mangiammo dolci su dolci su dolci, bevemmo almeno dieci tipi di caffè diversi e ridemmo, tantissimo 🙂
Lo avevo Hollizzato, in pratica!!!
Risaliti in macchina alla ricerca dell’ennesimo locale da esplorare, Julian si ricordò che, oltre al nostro folle tour, il mondo stave andando Avanti.

“Oh…..25 unanswered calls, 15 unread messages….”

“Oh God, Julian!!!
What time is it???
How long have we been around????”

“You want to know It, exactly?

We’ve been together for exactly three hours and forty seven minutes.
We’ve tasted nine different coffee blends (you’re crazy, Girl, I hope you know that!!!!), five donuts and now we’re headed to fast food where, most likely, we’ll eat as many burgers!”

Stavo masticando l’ultimo pezzetto di ciambella quando mi resi conto che il tempo fugge quando la mente è libera.
Nonostante fossi partita senza bagaglio, il peso di quell viaggio lo sentivo tutto.
E in quelle tre ore e quarantasette minuti mi sembrò di essere davvero senza bagaglio, leggera.
Ma era giusto davvero?
Per lui, era giusto davvero?
Probabilmente Julian non aveva nulla da alleggerire. Non quell giorno, almeno.

“Julian… I’m feeling so good right now… and in this day I could imagine everything, except that I feel good.
But that’s not fair.
It’s not right for you.
You can’t miss everything because I feel good.
Go to the party, Jude… it’s the right thing to do.”

“Not always the right thing is the right thing to do.
I’ll make a call.
Two minutes.”

Ce ne impiegò appena più di due.
Mi piace quando qualcuno mantiene quello che dice.

“Here I am.”

“When you came in, before…you actually interrupted something.”

“Let me say… even a fool like me, guessed it!!!!”

“You’re not a Fool, first of all.
You are…just…strange!
But I’m a little bit strange, too… 🙂 🙂
You are not how I imagined… you are not how he described…You seem to be not.”

“You’re wrong, Miss Holly 🙂
I’m like Tom described, of course I am.
But I’m also what you’re “experiencing” now.”

“So you’re telling me you’re bipolar????” 🙂 🙂

“Ahahah…not…I hope Not, my sweet caffeine girl!
We are a hundred thousand people at the same time because we exist in every contexts we live. We are what and who other people perceive of us and pull us out.”
You are a beautiful, crazy girl who knows everything about the Beatles, about how to enjoy coffee and sweet donuts.
But you are also an Italian little crazy girl who took a flight at dawn without having breakfast, landed in the middle of a wedding and remained to look, in a corner, alone. Twisting her hair.”

“You didn’t ask me and maybe you did not ask yourself why I did all this things…
I took a flight, round trip in the day, without baggage, to pounce on a princely marriage without being invited.
It’s…strange, don’t?

And in this time You didn’t ask me anything about.
Are you discreet… or what?”

“I’m discreet, of course. But It doesn’t matter!
I have never taken so many sugars in three hours even in my entire life and I would not have missed my brother’s wedding party for anything in the world.

I’d like to know everything about YOU…ABOUT YOU.
I didn’t ask you anything about why you’re here because… I simply don’t care.

I want to start from here, from now, from that moment when I surprised you ranting against telephones, taxies and so on…

You certainly had a reason to do all of this…a reason I could maybe not understand.
And you, telling me, would summarize it, taking importance and value away from it.”
“I think you should go… It’s better. It’s better for us, today.
This is an important day and it’s important that you’ll be there.”

“I know…You’re right… But it was spontaneous, insane and enjoyable to spend these hours with you.
In these hours I’ve done things that I have never done in a year or maybe more!”
“Really? Are you talking about coffee and donuts?
I’m sorry… 🙂 I know, my rhythms are impossible!”

 

“The rhythm of your cheerfulness is difficult to sustain… not only the one about coffee and sugars…

Where do you want me to leave you?”

“Mmmh…you will eat mini-finger-food at your wedding party and
I’ll eat maxi-food at fast food…
I’ll complete out tour…we owe It, right?”

“You convinced me…… as you did in the last… 4 hours!!!! 🙂
Holly… Whatever the reason you came here for, thank you for doing it.”

“Knowing You was strange, beautiful, surreal.

-Surreale, ma bello-, said Hugh Grant….”

Scesi dalla macchina, leggera.
Felice.

“Holly… at school, many years ago, they made me read a lot of books about Italian literature…”

“Me too”

“I’m thinking of a specific title, but I can’t remember It…
However, It could be perfect to describe me, now.”

“It is very beautiful when a writer manages to capture a reader, sewing his story on him…”

“There was a passage that acted like this…

-He knew her and himself,
because, in truth,
it had never been known himself.

And she knew him and herself,
because, even though she always knew herself,
she had never been able to recognize her in that way.-

“Oh….wait wait wait a minute….IL BARONE RAMPANTE!
I can’t believe you’ve read it and you can quote a passage like that! It’s amazing!

You’re amazing!”

“Great! Great!!! Yes!!!!!!! Can you translate it into Italian, for me?”

“One of the pleasures of life, is the pleasure of discovery…
Today, this morning, I came here without any expectation, and I was surprised.

So much.

I don’t wanna have an…indigestion!!

The next time we meet each other, you’ll have your translation.

We’re not forced to eat everything right away.

This.. food doesn’t have an expiration date…
Have fun at the party, Jude.

And thanks to you for making me feel so good.

It was practically impossible for anyone, today.”

 

“I’m looking for something to tell you that can summarize these crazy hours together…!”

 

“You just did It!”

 

“Enjoy your flight, Holly… can I say “see you soon?”

 

“Of course you can.
See you soon, Jude”.

Io, lui. E Irene. “Permission granted”.

Capitolo 29

Era importante che io ci fossi.
Era importante per quello che avevamo condiviso.
È stato un momento importante, per tutti.

Capii che quel ragazzo di spalle, tutto timido, era il suo famoso fratello a cui era legatissimo.

Sua madre, che lo accompagnò per la navata, era una donna fine.
Nella commozione si appoggiò al marito, il famoso padre troppo fiero ed orgoglioso per abbracciare, per manifestare l’affetto a parole.

In questa occasione, ognuno sciolse un po’ della propria corazza.

Com’era lei, vi starete chiedendo… 🙂

Com’era questa donna che lo aveva fatto innamorare, a cui lui aveva promesso eterno amore.

Non chiedetemi questo!

Come potete chiedermi questo???? 🙂

Nessuna donna innamorata potrà mai essere obiettiva.

Ed io ero una semplice donna innamorata che aveva accompagnato nell’anonimato e nel silenzio, l’uomo che amava a sposare un’altra donna.

Non la guardai perché non mi importava.

E non pensate che io volessi essere al suo posto…Non volevo.

Io non so se ho mai desiderato davvero sposarmi.
Il matrimonio per me è un contratto vestito da promessa.
Non c’è niente di più fragile di una promessa.

Ed io non gliene feci, nemmeno una.

Non gli promisi che sarei stata felice.
Né che non lo avrei pensato.
Né he avrei fatto in modo di dimenticarmelo.
O di non ricordarmelo.

Si…lo vidi.

Lo so che cosa vi state chiedendo.

Il bacio? Sei andata via al “Ed ora può baciare la sposa” ?

No.

Non me ne sono andata.

Sono rimasta.

Fino alla fine.

 

Ascoltai i Lo Voglio.

Li guardai scambiarsi gli anelli.

Ed ascoltai le promesse che si stavano facendo.

E lo vidi il bacio, si.

Lo vidi.

Sentii gli applausi dei parenti e degli amici.

La cerimonia si concluse e loro due uscirono, sposati.

Camminarono lenti, lungo la navata.

Non puoi velocizzare l’immagine della felicità degli altri per lenire la tua sofferenza.
Era il loro giorno.

E quindi la vidi tutta, quella navata.

Passo.
Dopo passo.
Dopo passo.
Sorriso dopo sorriso.
Saluto dopo saluto.

Una volta gli dissi: Sono qui, se hai bisogno di me.

E così feci.

Non avevo bisogno di prometterglielo.

Ero lì.

E lui? Lui quasi non mi guardò.

 

 

“Bride’s friend?”

“Excuse me?”

“Are you here for the the bride?”

“Me? Oh no no no no!!!
I came in here because… I’m here in London on vacation and, as I study architecture, I saw this beautiful church and I came in… I didn’t know there was a wedding. There was so much to see….so…I stayed.”

“So you’re not coming to the party? It seems like it will be an amazing party, food, music… it’s a real shame.”

“Yes…It’s a real shame.
Eat and dance a little for me then, guys.
Enjoy It.”
Certo si, sono un’amica della sposa, come no….

 

Non lo so cosa successe dopo.
So solo che a Londra piove, sempre.
E questa non fu una cornice facile per un quadro così duro.

 

Si dileguarono nelle loro auto tutti, a coppie, velocemente.
C’era una fantastica festa che li aspettava.

 

Era tempo anche per me di andare via.
E di ricominciare.

 

“L’ombrello, l’ombrello, l’ombrello…dove l’avrò messo quel dannato ombrello?
Nelle borse delle donne c’è tutto, c’è la vita, la farmacia, la profumeria…ma mai quello che serve quando serve!!! Grrrrr!”
Che domanda cretina Holly…l’hai usato come ottima scusa per venire qui…e sarà rimasto nella saletta.

Uh…respira Holly, respira.
Peggio di così…dai, è solo una pioggerellina…
Ora chiama un taxi e, una volta all’aeroporto, passate tredicimila ore di attesa, si torna a casa.

“Taxi, taxi, numero del taxi, numero del taxi…dove l’ho messo, dove l’ho messo????????? Eccolo….ah, fantastico!!!!!! Non c’è campo!!! Bene, bene…benissimo!!!!

Stupido matrimonio, stupida poggia, stupido telefono, stupida Londra, stupida stupida stupida!!!!”

“Ehm…Excuse me!”

“Oh cavolo!!!!!!! Ma da dove sbuchi, mi vuoi uccidere???”

“Oh no!!! I’m sorry! I didn’t mean to scare you!!!!”

“Oh, no, I’m sorry… I didn’t want to scream…I was overthinking.
I’ve lost my umbrella, I can’t call a taxi…. and I shouldn’t be here.
It’s all against me… sorry, I didn’t mean to be rude.
I’m usually better dressed, and I’m a little nicer… at times even sweet…

I’m Holly, I’m sorry and…nice to meet you.”

“Julian, the brother…I’m Tom’s Brother.
We met before the ceremony… I came to call Tom and… I interrupted you.”

“Yes… the little room, before the ceremony… sure… don’t worry… you haven’t interrupted anything…”

“Can I help you?
You’re the last.
Don’t you come to the party?
Are you… are you alone too?”

“No, no! So, Yes’ I’m alone…But..I…I… I’m not a guest… I came here to… I’m here because I had to return something to Tom, but I’m leaving now! And you….don’t worry about me! Hurry up, or you’ll be late for the party!”

“The party starts in two hours… Now the newlyweds go to take pictures in the surroundings… you know…”

“Of course…I know…”

“I can give you a lift if you want! Where do you go?”

“I’m free right now…my plane leaves tonight. But I still have to get out of here!
Ma perchè non prende questo cavolo di telefono!!!”

“But wait a Minute…you….you’re Italian!!!”

“Yes, I’m Italian!
What did you get it from?
From the accent?”

“Mmh…Not! From the words you said right now, looking for something in your bag! And even before…when you were insulting London…and…so many things, I think!!!
I’ve studied something at school… so I’ve recognized some word!”

“Sorry!!! What an idea you’ll be made of me!
A crazy badly dressed woman who gets lost in a London church under the rain!
At least, you’ll have something to laugh about even before the third glass!”

“You look great even without those exaggerated ceremonial dresses,
accompanied by very uncomfortable shoes and embarrassing hairstyles!
Then, to repay me for the free show, I’ll get you out of here, shall we?”

“Sounds good! Good compromise, Jude!”

“Jude? Like… Julian Lennon, I hope…Not Jude Law!!!? :)”

“The first answer is the final one.
And it’s the right one!” 🙂

“So…. Let’s go?”

“Captain Jude, My savior…permission to come aboard?”

“Permission granted”.

Io, lui. E Irene. “I Will”

Capitolo 28

 

Mi lasciò andare.

Mi aveva lasciato andare.

Ancora una volta.

Mi lasciò andare con la sua leggerezza, che non è superficialità.

Mi disse che mi amava dopo quella notte fantastica.

Me lo disse urlandomelo in faccia, con il trucco che le colava sul viso, e il diluvio le mischiava le lacrime.

Me lo disse rabbiosa, come se volesse prendere il mondo e scaraventarmelo addosso.

Mi sentii impotente quella volta.

E mi sentii impotente anche lì, cinque minuti prima di salire i gradini dell’altare che mi avrebbero unito a mia moglie.

Come tutte le cose importanti, quel gesto mi arrivò piano piano.

Quando la vidi lì, stretta in quei pantaloni e in quella t-shirt nera, con la borsa a tracolla e i trucchi sparsi dentro, provai sorpresa, stupore, confusione, gioia.

Non capii e non mi chiesi cosa le fosse costato.

Io non le domandai mai niente.

Io mi presi tutti i suoi sorrisi, le sue lacrime ed i suoi gesti.

Senza mai domandarle niente.

Non so, forse è colpa del fatto che sono un uomo.
E noi uomini facciamo così.

Quando mi guardò, nel mio completo, lo vidi che pensava esattamente quello che mi stava dicendo.

Mi guardava, mi diceva, sentiva (e mi faceva sentire) che ero bellissimo.
Lei aveva una sua capacità di FARMI SENTIRE.
Mi entrava dentro.

Aveva l’aria un po’ stanca di chi era appena scesa da un aereo partito prestissimo, per una città sconosciuta.

Lei aveva fatto quel viaggio, da sola, solo per non lasciarmi andare verso la mia vita con rancore.

Lei mi aveva dimostrato, ancora una volta, quello di cui io avevo bisogno.
Senza bisogno che io glielo chiedessi.
Senza bisogno che io le chiedessi niente.
Le chiesi di restare.
E sbagliai.
O forse no.
Glielo chiesi perchè con lei io ero sempre me stesso.

Quando le passai di fianco, di fronte a me c’era il futuro.

In quell’attimo in cui le nostre braccia si sfiorarono, chiuse gli occhi.
Credo che non volesse guardare e fotografare il momento in cui me ne andavo.

 

Mio fratello era lì ad aspettarmi.

Fu un’emozione incredibile.

Mia madre trattenne a stento le lacrime.

E mio padre, che mai si era fatto sfuggire un’emozione…lo vidi con gli occhi stretti stretti.

Un secondo solo.

E poi uno sguardo fiero, a darmi coraggio.

 

La mia futura moglie era bellissima.
Come sono bellissime tutte le future mogli.
La navata sembrava così lunga!!!!
Voi uomini mi capite, no? 🙂 🙂

 

Ero felice.
Emozionato e felice.

Suo padre me la consegnò.
Ci stavamo affacciando alla nostra vita insieme.

 

“Friends, Relatives.
We are gathered here today
to celebrate….”

Cominciò così la nostra nuova vita insieme.

Feci un cenno di intesa con mio fratello.
Sorrisi alla mia future moglie.
E mi voltai, su quelle prime battute, verso fondo della chiesa, con il portone aperto.
Passava una luce bellissima, puntata su di noi.

Zia Mary, Zio George.
Come sempre coordinati.
Che teneri che sono.

E lei.
Lei era lì.
In ultima fila.
In disparte.
In un angolo.
Ignorata da tutti, ovviamente.
Non era vestita a festa.

Mi sorrise.
Fiera.
Emozionata.

 

 

 

“I Will”

 

Io, lui. E Irene. “Good luck”.

Era lui ad aver trovato me.
Chissà se, in fondo, è adata davvero così tra noi.
Chissà se sono stata io a trovarlo.
O lui a trovare me.
Mi guardò, impietrito.

Non fui in grado di partorire una sola sillaba.
Era lì, davanti a me. Bellissimo.
In un abito che aveva poca importanza per me.
In un flash, fu come rivivere tutto.

“I need some pennies for parking.”
“I have pick up a dress….a wedding dress…”
“You’re wearing beautiful earrings”
“I wish this night would never end…”

Mine“.
Quel <mine> mi riportò al presente.
Con un moto uniformemente accelerato.

“Holly…..Oh my God…Holly…
What…What…What…
Why are you here?
I cannot believe…you’re here!”

Era…
Eri bellissimo.

“Tom.
…….
Wow.
You are… you are beautiful!
This is… This is the… famous dress 🙂

It looks great on you! Despite those two or three more kilos 😉 😉 ”

Quando sorridi sei ancora più bello.

“How…How do I look?”

“You look great. As always.
Ma quando sorridi sei ancora più bello.”

“You spoke to me in Italian!
It’s the first time!”

“Oh!!!!! I’m sorry…What a fool!!!”

“No! You’re not a fool!!
It’s nice to hear you speak in your language…
I like It!!
But…Can you please tell me what you told me? 🙂
Otherwise it’s not fair! 🙂 ”

“Mmh…Maybe I could 🙂
I just said that…
I simply said that when you smile you are…more beautiful!”

“You too.
Even when you smile, you’re beautiful!
But…I cannot believe…
When did you get here?
How?
Why?”

“So…
I got here half an hour ago.
Taxi and… here I am.

You forgot this.
And I thought you might need it… so…So, I brought it back.”

Pescai dalla mia borsa quell’ombrello che sembrava, in quel momento, la cosa più sciocca e stupida da usare come scusa.

“This one?
That’s my umbrella!
How do you get it? I lent it to an old lady when I came to…”

“Wait… wait a minute.
Is it really yours?
I needed an excuse to come here, so…
Did you come where?”

“I came to your house before I went back here.
I tried to call you. I’ve done it a hundred times…
And then, I came to your house.
But you weren’t there.
And now you’re here.

Holly…”

“Tom, stop.
I shouldn’t have run away, that day.
I shouldn’t have screamed.
And then, I kept running away
And I got here.
Because I could have escaped even in another galaxy.
But I can’t run away from me.
No more.
To…I’m in love with you.
From a long time… maybe even before that.
And from this love I cannot and I do not want to escape anymore.
What I’m feeling for you is something beautiful, which made me move, which made me discover who I am, even before who you are.
I’m happy.
I’m happy because I understand that you are happy.
And that’s enough for me to be happy.
I’m sorry because I ran away and I left you without a word.

But I needed to understand.
And tell you that I want to know you’re happy.
I don’t know how It is possible…But…
I am happy.
For you.
And I love you, Tom.
So much. So Much.
You know that.”

Glielo dissi come andava detto.
con la voce calma, guardandolo negli occhi, con gli occhi lucidi.
Mi sono inamorata di te.
E voglio che tu sia felice.

“And…I haven’t told you yet: good luck.”

“Holly…. Today is one of the most beautiful and important days of my life.
And before, while I was in front of the mirror preparing myself, I thought I missed you.
I thought that selfishly I wanted you to be here on such an important day for me.
….”

“Are you crying?
Oh no sweetheart…Do not!”

“And I have to tell you that…”

“Tom! Are you ready, bro?
Everybody’s waiting for you!
The Reverend wants you to…
Oh, sorry, I didn’t know…
I thought you were here alone…”

“I… it’s my fault, sorry!
I was going away!
Tom…I wish you…”

“I’ll meet the Reverend, I’ll wait for you there.
Good bye…”

“Holly, I’m Holly”.

“Good bye Holly”

“Tom… you have to go…”

“Stay here”.

“What?”

“Stay here.
Please.”

“Tom…I can’t…”

“Holly, I know I can’t ask you anything, and I have no right to do it, but… please. Stay here.
I want you to stay.”

“Good luck, handsome London boy.”

Non mi voltai.
Non lo toccai.
Non lo guardai.

Non avrei mai potuto cancellare quell’immagine.
Quell’immagine di lui che se ne va.
Non voltatevi.
Non voltatevi mai.
Perchè da quell’immagine non potrete scappare mai.

Io, lui. E Irene. “Cento passi, forse”.

Non riesco a smettere di leggere.
Non solo per la curiosità.
Ma perchè quando ti ritrovi in alcuni sentimenti…quando ci stai bene dentro…
E’ come se io mi stessi cercando, attraverso Holly.

Holly non è perfetta, si capisce.
Ha dei lati bellissimi, ma ti crea dentro quella rabbia del…”Non abbastanza”.
E ti vorrei chiamare, ma non saprei cosa dirti.

Capitolo 27

Cammino verso quella che sarà la tua nuova vita.
E mi frana la ghiaia sotto i piedi.
Nei pensieri le conversazioni e le emozioni sono tutte più leggere.
Ho paura.
Io non ho paura di te.
Ma ho paura.

Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
“Pronto Holly!”
“………”
Respiri, respiri senza parole.
“Holly, Tesoro, dimmi qualcosa!”
“…..”
“E allora parlo io, Tesoro.
Sei stata e sei coraggiosa Holly.
Lo so che hai paura. Mi sembra di vederti.
Ma di che cosa vuoi avere paura?
Io ti aspetto qui a casa. Non sarai sola.”
“Grazie Jen…”
“Forza piccola Holly. Ti voglio bene.”

Saranno stati pochi metri da fare a piedi.
Cento passi, forse.
Nulla in confronto a taxi e aereo che ho preso per arrivare fino a qui.
Eppure questi passi mi sembrano infiniti. E pesanti.

Gli invitati.
Oh cavolo gli invitati.
Io li odio gli invitati.
Li ho sempre odiati.
Quella chi sarà, la tua vicina di casa?
E quella? Quella la tua amica di infanzia, magari…
Quella magari la tua future suocera.
Quelli gli amici della sposa, quegli altri quelli che ti taglieranno la cravatta…
Basta, basta basta.

Respira Holly, respira.

Ma poi come ti trovo?
Oh cavolo…..
Ma come cavolo ti trovo??????
Cioè…che faccio: scusate, avete visto lo sposo?
Si cara, e lei chi è?
No niente io ho preso un aereo e sono venuta qui, un’ora prima del suo matrimonio per…..

Qualcuno mi assista perchè sto per fare un frontale ai 300 all’ora.

Dove sta lo sposo prima del matrimonio?
Io e quei dannati film..
Dunque dunque….in chiesa non credo che ci sia…e comunque non ci entro nemmeno se mi bersagliano con le cerbottane.
A casa…A casa no, è troppo tardi…
Ma non ci sono quelle salette in cui in tutti I film gli sposi si preparano????
Ma che cavolo di matrimonio è????
Proviamo ad entrare qui…
Oh cavolo ma dove sono????
Ma che idee mi vengono in mente???? Che idee????
No dai…non posso mettermi a vagare per tutto il comprensorio vestita così…
E si imbatto in lei?????
Oh cavolo!!!
Ma qualcosa la potevo calcolare e prevedere…
Non dico tutto…ma qualcosina!!!

Già me lo vedo il reverendo che mi spredicozza in corridoio…
E’ pure buio…ho paura!!!
Aiuto!!!!!!

“Ehm…Excuse me, are you looking for someone?”

“uhhhhh!
(Difficile da rendere l’urletto dello spavento di quando qualcuno ti sorprende alle spalle, cari lettori! 😉 )

I I…I was….”

“Holly?”

Io, lui. E Irene. “Sempre un’emozione indietro”.

Capitolo 26.

Lei ha fatto una cosa nella mia vita.
Mi ha sorpreso. Sempre.
E’ stata sempre in grado di sorprendermi.
Dal primo Ciao al modo in cui, inamorata di me, è stata capace di lasciarmi andare.
Lei non credo si sia mai lasciata andare davvero, con me.
Io si. Io mi sono abbandonato a lei.
Lei non l’ha mai fatto davvero.
E’ rimasta un passo indietro, un’emozione indietro.

Lei mi è stata accanto.

Era un giorno importante per me.
E sentivo un pò di quella malinconia.
Credo che mi mancasse.
E sapevo che non avrebbe potuto esserci.
Che sarebbe stato come scoperchiare il mondo e scavargli dentro.
Ma mi mancava lo stesso.

“Tom, are you ok?”

“Yes, I’m fine!
It’s too tight the knot at the tie…”

“It’s normal that you feel nervous… it’s an important day.
I’m proud to have a brother like you.
And to be here at such an important time for you.
I didn’t do anything. I’m just your brother.”

Eravamo molto belli riflessi in quello specchio.
Io e lui.
E credo che ci somigliassimo un pò di più, quel giorno.

“Miss… where do I bring you?
Miss…..”

“St. Augustine. Watling Street.
Please”.

“Perfect.
You don’t have any baggage?”

“No, just my purse.”

Stavo tremando.
Tremavo come quando vai dal dentista.
Come al primo esame all’università.

“Here we are, the church is that one, over there.
I have to stop here because the road is closed…maybe for a wedding…
Miss, we’re here. You should come down… we’re arrived.
Miss, are you ok?”

Chiusi gli occhi e in un respire cercai di ricordarmi il perchè.
Cercai di ricordarmi perchè avevo preso un aereo senza una valigia, senza speranze.
Senza niente.

“Oh, I’m sorry… Yes, I’m fine.
I haven’t had breakfast, so… I’m feeling a little bit dizzy!
Thanks a lot, keep the change.
Have a nice day.”

Uscii da quel taxi con una sola certezza.
La certezza che l’amore è sopra ogni cosa.
Che l’amore può scoperchiare il mondo e scavargli dentro.
Quando ero piccolo mia nonna mi diceva sempre:

“Piccina…Quando hai ai piedi un paio di scarpe comode, puoi sollevare il mondo!
Avere i piedi ben saldi a terra ti dà il coraggio e la follia di cui hai bisogno.
Anche in quei momenti in cui nulla ti sembrerà possibile”.

Le scarpe le avevo.
Ora, dovevo solo sollevare il mondo,
scoperchiarlo e
scavargli dentro.

 

“I was dreaming of the past
and my heart was beating fast
I began to lose control
I began to lose control

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy

I was feeling insecure
you might not love me anymore
I was shivering inside
I was shivering inside

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy”

 

Io, lui. E Irene. “Ci vuole sempre una buona scusa”.

Capitolo 25.

“Hollyyyyyyyyyyyyyyyyyyyy!!!!!”
“Jeeeeeeeeeeeeeen!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” 🙂

Che belli gli abbracci dei ritorni!
Jen nella sua follia è la compagna della mia vita.
Lei sembra sempre distratta da tutto e da tutti.
Ma è attenta a tutte le mie sfumature.

“Holly….mi sei mancata tantissimo.”
“E tu invece ci sei sempre stata. Come fanno gli amici, quelli veri. I pezzi di cuore.

Come sto?”

“Come una che sta facendo la cosa giusta”.

Per quanto siate in anticipo, per quanto abbiate calcolato tempi e spostamenti, la corsa sulle scale per arrivare in tempo avrà sempre una paura dentro.

“Dove corri, bambina?”
“Salve! Eh…dove corro…Corro…So dove…ma non so perchè. Ma corro.”
“Allora aspettami un attimo, faccio subito subito.”

Socchiuse la porta e rimasi sul pianerottolo.
Quell’attesa non sembrava avermi turbata…anzi.

“Ecco qui bambina!”

“No guardi…mi sa che si sbaglia. Questo ombrello non è mio!”

“Lo so cara. Sono vecchia ma con una bella memoria che alleno con le parole cruciate, tutti i giovedi!”

“ah ok…mi scusi! Non intendevo… 🙂 🙂
Lo tenga lei, non credo che mi serva! Ne ho un altro sicuramente in borsa….io perdo sempre treni e ombrelli…ma poi, in qualche modo, recupero tutto! 🙂 ”

“Credo che una scusa faccia sempre comodo, no?
Buon viaggio cara. Sii prudente!”

Frastornata, incredula e strana, ripresi la mia corsa per le scale.
“Credo che una scusa faccia sempre comodo, no?”
Questa frase mi accompagnò per tutto il tragitto in taxi.

Arrivai in aeroporto con due ore di anticipo.
Non presi caffè, non comprai il giornale.
Rimasi tutto il tempo seduta, a veder partire sul tabellone amori che sarebbero iniziati con quei voli, altri che sarebbero finiti.

Restai come bloccata sulla sedia.

“Ultima chiamata per il volo…..”

Aspettai l’ultima chiamata prima di imbarcarmi.

Io, lui. E Irene. “When I was able to say It”

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Capitolo 24.

“Hey Bro!”
“Hug me!!!”

“So, The big day’s arrived!
How do you feel?
Nervous, excited? Nervous and excited? 🙂 ”

“Yes, it’s here! Here we are!
I’m happy, excited… happy, so happy”.

“Come on, let’s get dressed.”

….
“Are you an only child, Tom?”
“No Holly…No, I have a brother I love.
Even if I don’t tell him often… actually…
I guess I never told you that. But he knows, I’m sure.”

“And what does it matter if he knows?
Is It a reason not to tell him?
Do not be the usual male who does not have to say, must not ask!
He’s important to you! And you have to remember him.
You have to tell him.
People like hear to say.”

“I love him. I love him so much. So Much.
He’s always been there for me, he’s always helped me.
As a child… as a child I remember that always helped me, always defended.
Even one against all.
He was there, always.
And I don’t know if I did the same for him.”

“Just….tell him.
It would be beautiful for you and your parents, to hear you say it.”

….

“Hey Bro.
Before we dress up and get ready, I want to tell you something.
Because we talk a little, maybe.
But this is an important moment in my life and I need to tell you something.”

“Yes…Tell me…
Do I have to worry, Tom? What happens? Is anything wrong?”

“No…Everything’s right.

You’re simply one of the most important people in my life.
And I think I never told you.
It’s also thanks to you if I’m here now, if I’m the man I am.
You’ve always been there for me, beside me.
All the time.
You walked by my side, sometimes a step backwards.
But you’ve always been there.
All the time.
And now that I am here and I am about to begin this new journey of my life, with this marriage, It’s YOU who make me so happy and proud.
I know that when I turn around, you’re there.
I know you’re there.
And I don’t know if I’ve done so much for you.
But I want you to know that you’re part of me, bro.
And you, always and forever, can count on me.
And I want to tell you here and now.
I love you. Immensely.
And I want to say thank you.
Thank you for being the best brother a man can hope to have next.”

“Come here, bro.
I’ll fix your tie.”