La valigia sul letto, quella di un LUNGOVIAGGIOMENTALE mannaggia a noi!!!

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Ma quale Interstellar!
Ma quali Viaggi di Gulliver!
Ma quale On the Road!
Ma quale Viaggio al Centro della Terra!
Ma quale Giro del Mondo in 80 Giorni!
Cari i miei Christopher Nolan, Jonathan Swift, Jack Kerouac, Henry Levin, Jules Verne…
I veri viaggi su cui non si è ancora mai scritto o sceneggiati sono quelli mentali. Delle Donne.
I veri viaggi sono i viaggi mentali delle donne.
Ragazzi, nessuno scrittore di fantascienza o della strada potrebbe partorire, inscenare, tradurre, parafrasare quello che succeed nella testa di una donna quando questa parte per uno dei suoi viaggi.

Noi partiamo così, con un bagaglio a mano di due occhiate, mezzo sorriso (di cui non si ha certezza) e tre frasi buttate lì molto probabilmente a caso.
Se abbiamo questo, abbiamo tutto e possiamo intraprendere non UN viaggio, ma IL viaggio.
Quello verso i più grandi sfracellamenti contro muri di piombo fuso.

E sapete chi è che le incoraggia queste partenze intelligenti?
Lo sapete?
Si, siete voi, cari maschietti, quando pronunciate la frase “Si ma, non farti illusioni…io non sono pronto per una storia seria….io esco da una relazione complicata e, davvero…per il tuo bene…lasciami perdere“.

E niente, amici.
E chissenefrega.

Nell’esatto momento in cui pronunciate la formuletta < lasciami perdere >, zacchete!!!!! Noi, anzichè metterci in testa due bigodini e svuotare il frigo, PARTIAMO.
Perchè, nella nostra testolina friabile come una crostatina, affiora (nell’angolino più subdolo, quello che nemmeno il robot delle pulizie riesce a raggiungere) una vocina che sussurra, con voce quasi subdola:

Ora che ti ha avertito, ora che mancano solo i cartelli luminosi con la scritta lampeggiante TE STAI A SCHIANTA’ FRENA, FRENA, FRENAAAAAA!!!, tu, piccola mia, trasformati nella crocerossina delle crocerossine di tutte le guerre amorose e vai…vai...”

“Ma ‘ndo vado?”, vi chiederete voi?
Noi andiamo ad infliggerci mesi (se va bene) di patetici tentativi di redimervi.
Io lo so perchè mi ha detto di lasciarlo perdere….perchè vuole che io non lo faccia!!!! E’ naturale, no???”

Ecco.
No.
Amica col bigodo fermati. E ascolta.
Non c’è alcun sottotesto o sottobosco.
Quando un uomo vi dice: LASCIAMI PERDERE, mi sa che è uno dei finalisti ai campionati mondiali di coerenza testosteronica.
E intende davvero dire: LASCIAMI PERDERE.

Ma che ne volete sapere voi!!!!
Noi non siamo mica delle sciocche sprovvedute!!!! No no no no noooooo.
Ah no, noi abbiamo il VERO.
E se lui dice NO, è chiaro che voleva dire SI.
E partiamo.
Quando partiamo mica li vediamo i caselli autostradali della follia, no no…noi, quando dobbiamo finire a muso per terra sottilettate dalla schiacciasassi delle iperbolichefigurepessime della storia, lo facciamo per bene.
E ci mangiamo fino all’ultimo granello di polvere.

Però poi, finalmente, quell momento arriva.
Siamo sfinite e polverose. Torniamo a casa, distrutte, con le ossa rotte…

Con un autolesionismo da Notte degli Orcar apriamo i Social.
Oh, guarda, il suo profilo….diamo un’occhiatina…
SBANG!!!!!!
Mentre noi attraversavamo le viscere dell’umiliazione, rigorosamente avanti e indietro, lui si è accidentalmente imbattuto in una tettona con una quinta (ma con un costume che manco in terza asilo) più giovane di voi, naturale come un tonno a pinne rosa.
Ed è tutto un ashtag.
#truelove, #semplicità, #misonoinnamorato.

E allora lì si che, finalmente, prendiamo consapevolezza.
Lo so che lo abbiamo detto prima, ma a ricadere nel tunnel della crocerossina è un attimo…è tutto arredato…
Prese da un impeto rivoluzionario di protesta, mentre canticchiamo Teorema di Marco Ferradini sotto la doccia della rassegnazione…quando squilla il cellulare.

E’ lei, l’amica geniale che è meglio di un’ostrica per le perle che produce:

“Guarda, ascolta una cretina (e dovremmo fermarci qui, no?????): Lo sta facendo per farti capire che in realtà si sta vedendo con questa Pamela Anderson de noantri perchè VUOLE TE!!!!!!!!”

Per la vendita delle guide di questi viaggi, riapriamo al nostro ritorno.
Siamo in partenza 😉

 

Faceva un caldo bestiale.

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Amica.
Te lo ha chiesto.
Non si sa per quale allineamento di pianeti, ma quel carciofo che in questa tempesta ormonale hai deciso di eleggere come “Uomo dei Sogni” ti ha chiesto di uscire.
E’ il primo appuntamento, quello in cui ci andiamo a giocare il velo e la rivalsa su tutte le zie che…”Ma quando ti sposiiiiii????”

Tu, uomo che te ne ricordi appena quindici minuti prima, che ti butti addosso la prima polo verde bosco non stirata che sovrasta quel pantalone color caco-schiacciato-in-autostrada…si, tu.
Sappi che quando lei arriverà, in ritardo di appena 45 minuti, e sembrerà così Naturale, spontanea e “improvvisata”, in realtà è sopravvissuta ad una estenuante due-giorni di:

1. meeting telefonici con le amiche per ripassare le regole-base:
pose da fare/da non fare, cose da dire/da non dire, quando ridere/quando NON ridere, quando accavallare/scavallare le gambe, quando si può masticare/quando bisogna ordinare solo liquidi.

2. estetista: eh si, perchè siamo ragazze serie mica mi sfiori al primo appuntamento, ma mettichepoicitroviamoimprovvisamentegrufolatiacasasua, meglio non farsi trovare impreparate. E tenete presente amici che la ceretta tocca punti di cui voi (purtroppo) ignorate anche l’esistenza e il dolore è così forte che, tra uno strappo e l’altro, ci si chiede davvero se un carciofo anaffettivo valga davvero questa tortura.

3. scelta dell’abito. Eh si, perchè quel “normalissimo” jeans attillato abbinato a quella “semplicissima” t-shirt vedo-non vedo-masenoncivedifattiguardaredaunobravo, il tutto sostenuto da quel “comodissimo” paio di tacchi vertiginosi “solo casualmente” abbonati a quella borsetta piccolo-manontroppopiccola…è frutto di una ricerca scientifica secolare.
Il tutto si articola in tre sessioni in cui ci piantiamo immobili a fissare l’armadio a quindici ante che ci propone solo inutile: “non ho niente da mettere”, “troppo suora”, “troppo poco suora”, “quello è un pigiama”, “quello me lo ha visto sei anni fa quando ci siamo incontrati e ancora non mi conosceva”, “il beige mi sbatte”, “è il blu il nuovo nero”.
Seguono altre sei sessioni di shopping compulsivo durante i quali Armani firma per noi in diretta l’ultimo modello di “semplice ma ad effetto che non sembri volgare ma nemmeno troppo casto“.

4. Trucco&Parrucco anche qui dall’effetto “natural”…si, in sostanza ci mettiamo nelle mani di una equipe di 65 elementi leader nel settore arrivati direttamente dalle sfilate di moda di Parigi con un volo militare.

Tutto questo per voi, uomini.
Si, dietro quella serata che voi collocherete in uno spazio-tempo non ben definite, c’è un indebitamento fino alla sesta generazione.
Per cosa? Per piacervi.
Per poi sentirci dire, in mondovisione, alla festa per i 50 anni di nozze, quando ormai ci starà cadendo tutto e ci riconosceremo grazie (forse) alle impronte digitali:
“Te lo ricordi il primo appuntamento, ciccipucci?”
“Certo che me lo ricordo. Faceva un caldo bestiale!”

SIPARIO.

Quello che le donne NON sanno (ma che tanto non serveeee)

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State calmi uomini alla lettura…Non investitevi della sacra tonaca del sapere che è un attimo che vi distruggiamo a colpi di 50 sfumature di Malva.
Dunque, dicevamo…ah, si, ecco, il titolo:
Quello che le donne NON sanno.
sottotitolo:
Ma che tanto non serveeeee

Lo so che la cosa è sconvolgente tanto quanto il fatto che se ti mangi sei teglie di frittini magari un pò di colesterolo ti viene….ma è così…Noi donne non sappiamo proprio tutto tutto tutto…
Ecco, ci sono dei dettagli insignificanti che possono sfuggirci, mettiamola così.

La Geografia e, più nel dettaglio, la mappatura stradale.
La geografia non serveeeeeee. Un posto vale l’altro.
Tutto può chiaramente geolocalizzarsi: LI’, VICINO A, ALL’ANGOLO CON.
Non servono le capitali o i confini.
Siamo nell’era della Globalizzazione, no?

La Tecnologia.
Parliamone, su.
Quando sbatti il telecomando contro il tavolino per rianimarlo, quando trovi il tasto ON del pc al lavoro la mattina e quando SPEGNI/RIACCENDI tutto quello che si era impallato per CAUSE ASSOLUTAMENTE SCONOSCIUTE, il resto non serveeeeeeeee.

Il cambio delle lampadine fulminate.
Le vogliamo inventare le lampadine auto-sostituenti si o no?????????????????????????
Altrimenti, che lume di candela sia.

Il modo “corretto” di guidare.
Qui apro veramente un capitolo a parte perchè dobbiamo fare chiarezza.
Ci volete belle. Ci volete puntuali. Ci volete mamme e ci volete sexy segretarie.
Tutto questo può realizzarsi in un sol luogo, come se fossimo nella cabina di Superman: la macchina.
Noi in macchina trucchiamo, smaltiamo, parliamo, chattiamo, cerchiamo, cuciniamo, mangiamo, insultiamo, piangiamo.
E poi, se resta tempo, guidiamo.
Quindi, state calmini quando scatta il verde e voi subito dietro con clacsonate cafone e démodé.
Basta, su. Il rosso è il colore della passione. Il giallo del sole. Il verde è un non-colore, a tratti inutile.
Quindi fate poco i Raikkonen della situazione al semaforo, che sennò scendiamo e vi sventoliamo una scacchiera in testa, altro che la bandiera a scacchi.

Il parcheggio.
 Ma la vogliamo smettere di dover obbedire agli stereotipi che ci vogliono parcheggiate a casa a stirare o dentro le strisce a lisca di granchio???
(…bravo maschio, il granchio non ha lische…anni di Superquark danno i frutti eh? 😉 )
Si al parcheggio Libero e selvaggio…..basta con le convezioni sociali.

Le strisciate sulla fiancata quando, accidentalmente, fiancheggiamo con grazia le pareti del garage o qualsiasi OSTACOLO si frapponga tra noi e lo spazio aperto.
La strisciata sulla fiancata innanzitutto vi toglie dall’imbarazzo della Prima Riga, cosa per cui soffrite molto di più che per l’abbandono di vostra moglie scappata coll’istruttore di yoga. E poi fa desistere da atti vandalici: i vandali seri, infatti, non prendono le briciole lasciate da altri.

A breve pubblicheremo invece la guida in 36 tomi per la versione maschile:
Quello che gli uomini NON sanno (praticamente tutto) e che è fondamentale.

Cara Celeste Nostalgia…

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Avevi ragione tu,
mia cara.
La vita non dura mai
una sera.

Riccardo Cocciante firma la Colonna Sonora che accompagna l’inizio e la fine di una pellicola storica come Sapore di Mare.

Dopo un’estate vissuta intensamente, come solo le grandi estati italiane sapevano essere, la coppia più bella della spiaggia, Luca e Marina, non hanno nemmeno il tempo di dirsi Ciao, di mettere un punto, tre puntini o qualsiasi segno a quella storia che sembrava poter durare più del battito di una farfalla.
Ma non sempre il corso delle cose lo decidono la testa o il cuore.
Può arrivare un improvviso, quanto prevedibile, temporale estivo a spazzare via baci, prime volte, promesse…e forse aspettative.

Luca si allontana di spalle, con la leggerezza dei vent’anni e un pizzico di codardìa.
Marina resta lì, impietrita, schiacciata dalla realtà delle cose.
Come quando stai sognando e arriva la sveglia a riportarti brutalmente giù dal letto, al freddo.

Sulle note di questa Celeste Nostaglia, vent’anni sembrano essersi fermata in un istante.
I Luca sono difficili da cambiare.
Ma sono anche facili da scavare.

E Marina, con il suo sorriso, ha fermato in un momento tutto l’irrisolto di una vita che, nel frattempo, è andata avanti.

Le strade però, sono tanto infinite quanto intrecciate.

E quindi ora è Luca a restare lì, impietrito, messo di fronte a tutte le sue debolezze, le sue leggerezze.

Questo biglietto è per tutte le lettere che non ti ho mai scritto.
A proposito, sei sempre la più bella.
Luca“.

Questo finale ha segnato un pò la cinematografia per la Potenza del non-detto, per l’irrisolto, per il sorriso amaro e commosso.
Marina sarà andata via, prendendosi la sua rivincita?
Sarà stata così coraggiosa da inseguire la sua gioventù?

Certi amori si sa, non finiscono.
Fanno dei giri immensi e poi
Ritornano.

Potrete scappare quanto vorrete da luoghi e persone.
Ma non potrete mai scappare mai da voi stessi.
Se l’amore vi appartiene, non solo vi aspetterà, ma si farà anche riconoscere.
E perdonerà la vostra assenza.

Piani Inclinati

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“Avete presente la Teoria del Piano Inclinato?
No? Ve la spiego.

Se mettete una pallina su un piano inclinato, la pallina comincia a scendere, e per quanto impercettibile sia l’inclinazione, inizia correre e correre, sempre più veloce.
Fermarla è impossibile.
Ma, per fortuna, gli uomini non sono palline: basta un gesto, un’occhiata, una frase qualsiasi a fermare il corso delle cose“.

Ma è giusto fermare il corso delle cose?
E’ giusto arrestare un sentimento, una decisione, un pensiero, un’emozionem mentre sta iniziando la discesa?
Quando dai spinta alla pallina, anche se il tocco è leggerissimo, questa cambia il suo stato, detta nel gergo della fisica.
Passa in un attimo dall’essere ferma al compiere un movimento.
E questo movimento è un movimento accelerato.
Come se la pallina provasse sempre più gusto ed ebbrezza nell’affrontare il suo moto, anche se le è stato indotto.
La pallina è come se avesse preso vita.

La vita può nascere in un secondo.

E Voi, ce la fate a fermare il corso delle cose?
Cosa fate, vi fermate prima?
Se dopo la discesa c’è un burrone, ve la rischiata la frenata dell’ultimo secondo?
E se non frenaste in tempo……?

Se non frenate in tempo, potrete scegliere la seconda opzione.
Perchè sempre una seconda opzione.
Potete vivere a pieni polmoni.

Si, perchè vivere significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.

Ciliegi di primavera.

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La testa è come l’armadio.
Bisogna farci le pulizie, ogni tanto.

La mattina la apri, la fissi per ore, e ti sembra di non avere nulla. Eppure c’è un mare di roba.
Si, a volte c’è roba, stuff.
E a volte, in mezzo a quella roba, c’è anche qualcosa di buono.
Ma le cose mal riposte, nelle fretta, tendono a sotterrare anche i pezzi più carini.
I ricordi, le sensazioni di quell nuovo che avanza, che prova a farsi spazio.

Quindi bisogna fare come la primavera: bisogna rifiorire. Da dentro.
E per rifiorire bisogna far prendere aria, anche ai pensieri.

Spalancate la mente, prendete tutto quello che c’è.
Tirate fuori tutto.
Hey, ragazzina dai riccioli biondi, ho detto tutto. Anche lui, si. Anche lui.
Prendete qualcosa di profumato, ma che allo stesso possa pulire efficacemente.
Si, una birretta fresca va bene. 
Iniziate a pulire, uno ad uno, tutti i ripiani.

Sembra più grande, eh?
Poi prendete tutto quello che avete appoggiato sul letto.
E’ una montagna disordinata, vero?
Un casino! Pensate a quanta fatica fanno le mamme, le amiche e gli psicanalisti per cercare una vita di uscita in quell groviglio.

Non guardatela nel suo insieme quella montagna di “panni”.
Prendete un pezzo alla volta, guardatelo alla luce, e trovate un criterio di separazione e di aggregazione.
C’è tutto?
Lavoro.
Passione.
Passato.
Presente.
Nero.
Rosa.
Ora che avete fatto una prima scrematura, iniziate a provarvi quei pensieri.
Qualcuno è diventato stretto.
Qualcuno decisamente troppo largo.
Qualcuno non sapete nemmeno come ci è finite lì!
Qualcuno è decisamente trooooooppo provocante. Lasciatelo.
Qualcuno è invece decisamente troppo abbottonatelo….Non serve più.
C’è qualcosa di mai usato, trovato per caso nel mucchio.
C’è quel pensiero che da solo ti sbatte un pò. Ma quella gonna sta benissimo.
E poi c’è quella cintura che può dare un tocco nuovo, vivace, a quelle sensazioni senza sapore.
Il mucchio informe è diventato un ordinate insieme di piccoli mucchi che ora sembrano avere un senso.
Riponiamoli uno ad uno in quell’armadio che sa di nuovo, che sa di buono, che è la nostra mente.
Lasciamo ancora un pò aperto, in modo che possa entrare un pò di luce e di quel profumo di ciliegi che solo la primavera fa sprigionare.

Ora si, possiamo ripartire.
Dalla primavera nasce sempre qualcosa di buono.

I-TECH

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Notizia riportata su quotidiani italiani e stranieri:
“Adolescenti solitari e depressi: la gioventù bruciata della generazione smartphone.
Una ricerca li accusa: per colpa loro, i ragazzi snobbano anche il sesso”.

Vi risparmio i dati, le statistiche. Come diceva il Piccolo Principe, noi adulti badiamo troppo ai numeri 🙂
Mi sono approcciata a questo articolo partendo proprio dall’esperienza della generazione di Donna Abelarda.
Si usciva molto, c’era una grande fiducia genitori/figli visto che potevi basarti solo su quella. C’era molto più contatto fisico, forse, ma nessuno di noi si sentiva meno solo.
Eravamo diversi.
Come lo erano i nostri genitori, a loro volta “libertini” se pensiamo ai loro, di genitori, scampati alla Guerra.
Tornando indietro, arriveremmo con facilità alle caverne e a dire quanto era bello vivere mangiando carne essiccata.

La generazione degli Abelardi ha vissuto il graduale passaggio dal
telefono a disco – a quello a tasti – al cordless – al cellulare formato cabina telefonica – al chi ce l’ha più grosso – al chi ce l’ha più piccolo.
E chissà ancora quante ne vedrà 🙂
Il progresso corre. E non è questo il problema.
E’ che noi siamo sempre più stanchi, sempre più pigri.

Ma se approcciassimo sempre ai progressi col mantra “Ai miei tempi non c’era niente, camminavamo scalzi nella neve“, finiremmo a lavare i panni a mano senza il demone della lavatrice, andremmo in giro sul calesse e parleremmo in rima.

E’ indiscutibile che l’avvento della tecnologia abbia mutato tutto, compresi gli sviluppi di alcune parti del nostro corpo ed in particolare del nostro cervello, venendoci in “soccorso”.
Siamo meno forti fisicamente, siamo più gobbi senza faticare in campagna.

La full immersion nel digitale muta il nostro approccio a realtà e vita, e ha da sempre spaventato tutti.
Umberto Eco, nel 1964, era portatore sano della fobia anti-tecnologica.

Ma dobbiamo anche riconoscere che spesso chiamiamo “mostro” quello che non conosciamo o che ci spaventa, che ci minaccia.
Nel passato abbiamo sofferto la lontananza dello spazio, mentre ora possiamo comunicare addirittura dallo spazio!

Ciò che non ci uccide ci fortifica, basta approcciarsi alle cose in maniera SANA e CONSAPEVOLE:
la Prima Legge della Tecnologia dettata dal professor Melvin Kranzberg recitava:
«La tecnologia non è buona, o cattiva, ma neppure è neutrale».

Tutto dipende sempre e soltando da noi.
Quindi siamo ancora una volta NOI che additiamo la tecnologia come il nemico, quando forse, semplicemente, non sappiamo domarla.
Non sono mica cattive le pistole.
Le pistole sono oggetti inanimate che prendono vita per mano dell’uomo.
Così come gli arti artificiali nulla sarebbero se non sapientemente guidati dalla straordinaria collaborazione tra uomo e tecnologia.

Siamo ancora NOI al centro di tutto.
Basta restare focalizzati sulla capacità di SAPER SCEGLIERE, di SAPER ESSERE AIUTATI, NON SOSTITUITI O DOMINATI….sulla VOGLIA che abbiamo di metterci in gioco, anche con il partner…certo, anche con il rischio di fare FLOP… 😉 🙂

 

Cotoletta con patate.

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Avete notato che in ogni menu c’è sempre una Cotoletta con Patate?
Sempre!
E’ il salvagente della cucina, anche di quella più rinomata.
E ci siamo caduti tutti, almeno una volta.
Abbiamo avuto davanti maltagliati al ragù, parmigiana a quindici strati, pasta ai 15 pesci.
Ma tutti, almeno una volta, siamo andati sul classico del male.
Perchè è buona sempre, anche quando è rattrappita, la panatura va per I cavoli suoi e le patate hanno la consistenza delle gomme da masticare, se non fosse che non riesci ovviamente a masticarle.
La cotoletta è come il tubino nero, come un filo di mascara prima di uscire, come il mare d’agosto e la montagna di inverno.

Ci sono delle certezze nella vita a cui aggrapparsi quando NON SI SA COSA SCEGLIERE.
E quindi quando ti senti un catorcio a pedali, quando ti sei piastrata sei ore e scatta la nebbia in val padana, quando cammini sui tacchi come uno stambecco anziano, quando truccata sembri un pagliaccio del circo dopo 15 ore di spettacolo sotto un tendone, ti aggrappi all’usato sicuro,
Quindi, quando ci vedrete camminare su scarpe basse con tubino nero, capelli raccolti e un velo di mascara, verosimilmente andremo a pranzo con la nostra amica sciroccata ad ordinare Cotoletta con Patate, somigliandole incredibilmente.

Dobbiamo stare solo attenti a non diventare noi la COTOLETTA CON PATATE di qualcuno, scelta solo per indecisione, perchè gli altri sembravano troppo ambizioni mente lei, lei è pronta in un attimo.
Cerchiamo di essere mai la seconda scelta di nessuno.

Ma quelli che spariscono, esattamente, poi, dov’è che vanno?

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Ma quelli che spariscono, esattamente, poi, dov’è che vanno?
Quelli che hanno bisogno di tempo, poi, lo trovano?
Quelli che ragionano di testa, l’istinto, lo tengono in tasca?
Ma quelli che “Vorrei, ma non posso”, la notte dormono?
Ma quelli che non ti chiamano, con queste soddisfazioni, almeno ce li riempiono sei spiedini?
Quelli che stanno sulla retta via, non sbandano mai nelle curve di un sorriso?
Ma il coraggio di sparire non lo vorreste barattare con una birra e quello di restare?
Ma di che sostanza siete fatti? Di quella dei tramezzini rattrappiti dimenticati in frigo?????
Beati voi che avete la certezza di una seconda vita.
Io vado a divorarmi questa. Tu porta da bere.

Se nel mirino vedi la persona, lascia perdere. E’ il suo pensiero che devi ritrarre.

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Eh già.
In una fotografia non è solo l’anima del Soggetto ad essere svelata.
C’è anche, e soprattutto, quella del fotografo.

L’ispirazione nasce dagli occhi; poi la mente e l’anima, insieme, catturano quello che all’occhio umano sfugge.

Così il ritratto e il pittore.
Quando ho davanti il mio soggetto, parto da lì e subito prende forma nelle domande e si svela nelle risposte.
Quando riconosciamo a qualcuno la bravura di averci catturato l’anima, eravamo pronti a farci spogliare.

La fotografia e il ritratto sono nudità dell’anima.